giovedì 15 febbraio 2007

L'opera al nero

Titolo: L'opera al nero
Autore: Marguerite Yourcenar
Editore: Feltrinelli

A differenza di ciò che potreste leggere online circa l'origine del titolo, l'autrice riferisce nell'appendice che L'opera al nero prende il nome da una formula che gli alchimisti francesi traducevano così dal latino o dal greco. Ed è proprio di alchimia che si parla, così come di religione, morale, medicina, filosofia ed eresia: materie che spesso nel corso della storia si sono fuse e confuse tra di loro.
La storia si svolge nel '500 e ha come narratore Zenone Ligre, figlio illegittimo di una famiglia nobile: avviato agli studi religiosi dalla famiglia, rifiutò la religione e la superstizione in virtù della scienza e della ragione. Fu alchimista, medico e filosofo e come tale eretico. Una vita al servizio di nobili e potenti che pur restando legati alla superstizione religiosa più per interessi politici che per vero credo, strizzavano l'occhio a quella sorta di ingegno che avrebbe potuto dare loro maggior potere sotto forma di armi, macchine innovative, etc. Una vita vissuta negli angoli bui delle città di tutta europa e parte del medio oriente in cui non era lecito manifestare indipendenza di pensiero e curiosità per la vita, senza finire sul rogo.
La figura di Zenone è ispirata a personaggi storici realmente esistiti come Paracelso, Michele Serveto, Leonardo e Tommaso Campanella.

Questo è il secondo libro che leggo di questa autrice e finalmente posso dire che ha fatto centro due volte su due: l'adoro. Scrive in un modo divino: difficle, complesso, ricercato, desueto, capzioso. Alcuni considerano questi aggettivi delle note negative, per me invece rappresentano il non plus ultra della scrittura. Inoltre i racconti verosimili, storicamente fedeli, che hanno alle spalle ricerche e studi sono il mio ideale di romanzo. Non mi piacciono le storie che non possono avere alcun riscontro nella realtà contemporanea o passata, mi danno un senso di fastidio. Così come non mi piacciono le storie che hanno come protagonisti ideali e i relativi stereotipi, e non persone. Zenone, come tutti i protagonisti dei romanzi che adoro, è un uomo fallace, imperfetto, cinico, a volte egoista e amorale, ma allo stesso tempo è un estimatore della ragione, della razionalità, della scienza, della curiosità. E' una persona che ha deciso di stare dalle parte sbagliata, per l'epoca, pur di esprimere tutte le potenzialità del suo ingegno. E' una persona che sbaglia, sa di sbagliare ma persevera perchè deve conoscere ciò che ancora non sa, perchè tutto per lui è oggetto di studio e riflessione, anche la sua stessa morte. Secondo me è molto vicino al concetto di curiositas di cui Dante accusava Ulisse: il voler andare oltre, il voler sapere ciò che qualcuno ha deciso che non ci è dovuto.

Libro sconsigliato per chi considera la lettura solo un modo per passare il tempo. Questo libro necessita concentrazione, è una vera e propria esperienza di studio, imho.
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