lunedì 15 dicembre 2008

L'abbazia di Northanger di Jane Austen

È stata una lettura davvero piacevole e divertente.
Ho trovato molto carino il personaggio di Catherine: ingenua, sveglia, frivola e onesta.
Spesso nel romanzo, l'autrice si rivolge direttamente al lettore per puntualizzare alcune scelte stilistiche o per sottolineare, con molta ironia, la vacuità di alcuni comportamenti e modi di fare. Questo espediente crea una sorta di complicità tra autore e lettore che viene continuamente stuzzicato con immagini di una società inglese interessata solo a far soldi, a scalare la piramide sociale e, in generale, ad apparire.
Isabelle e John Thorpe vincono il premio di "Personaggio più odioso" del romanzo: superficiali, bugiardi, vanesi, incarnano perfettamente tutti i valori negativi della società dell'epoca.
La trama non è molto brillante, però è un ottimo espediente attraverso cui Jane Austen esprime il suo punto di vista circa il modus vivendi dell'epoca; l'autrice critica idee e luoghi comuni del periodo, risultando, a volte, molto esplicita e sfacciata. Questo aspetto è presente in tutti i suoi romanzi, ma con il tempo e l'esperienza, diventa sempre più sottile e sagace, fino a raggiungere l'apice in Persuasione.

In conclusione, considero L'abbazia di Northanger un romanzo molto divertente, ironico e leggero.

sabato 29 novembre 2008

I Miserabili

La settimana scorsa ho finalmente portato a termine la lettura de I Miserabili di Victor Hugo. Romanzo immenso. Tantissimi personaggi, perfettamente caratterizzati e descritti fin nei minimi particolari. Ricostruzioni degli eventi storici, dello stile di vita e della cultura popolare molto dettagliate e accurate. Lessico semplice, ma curato e molto molto enfatico. Il mio giudizio complessivo è più che positivo, anche se a un certo punto ho perso interesse per le infinite narrazioni delle battaglie, delle rivolte, di Napoleone, di Luigi Filippo, della cloaca, dell'argot, etc...

Ho trovato molto dolce il modo in cui Hugo descrive le donne e i sacrifici estremi che queste ultime sono costrette a sopportare per sopravvivere: tristissimo il destino di Fantine e della Cosette bambina, ma anche dell'adolescente Eponine. Inutile dire che ho adorato Jean Valjean dalla prima all'ultima pagina, ho adorato il suo essere in bilico, il suo essere contraddittorio, la sua lotta verso la redenzione, il suo riuscire a fare sempre la cosa giusta al di là dei suoi interessi personali, la sua dignità e la sua onestà.
Non è in Valjean che mi sono identificata, bensì in Javert. Javert così quadrato, rigido, razionale, inflessibile, sempre coerente con la sua visione del mondo fino a che nel suo mondo fatto di estremi non penetra il dubbio. I suoi schemi mentali s'infrangono, Javert perde le sue certezze e perde se stesso.
Escludendo i personaggi principali, il personaggio che più mi ha commosso è papà Mabeuf. Mi ha molto intenerito la figura di questo uomo semplice e dignitoso che vive in un mondo tutto suo e che viene trascinato violentemente alla realtà dalla miseria. Vendendo il suo ultimo libro è come se perdesse l'anima. Mi ha commosso quasi quanto Fantine che è costretta a vendere i denti per racimolare i soldi necessari per Cosette.

[SPOILER WARNING] Il finale è un happy end un po' strano. I personaggi principali, esclusi Fantine, Marius e Thenardier, muoiono nel corso degli ultimi capitoli. Fantine e Marius rappresentano l'ingenuità e la purezza che trionfa su tutto. Il loro amore così angelico e soave è davvero poco versomile, però è bellissimo da leggere: riempie di dolcezza e tranquillità. Thenardier, invece, rappresenta l'astuzia volta a ingannare il prossimo. Ogni sua azione ha lo scopo di trarre vantaggio ai danni del prossimo. È falso e bugiardo, e non prova affetto o rispetto per nessuno dei suoi familiari.
In un lieto fine, ci si aspetterebbe che un personaggio come Thenardier subisse un qualche tipo di punizione o "contrappasso", invece non è così. Pur essendo stato smascherato, ottiene il denaro necessario per compiere il suo viaggio. Come spesso accade non comprende perché gli venga dato ciò che chiede nonostante la sua colpevolezza conclamata, non comprende che quello che riceve è solo disprezzo sotto forma di denaro.
Da questo punto di vista, quindi, al trionfo di Marius e Cosette corrisponde il trionfo di Thenardier. Se, però, si considera il viaggio di Thenardier come un allontanamento del male da Cosette, allora l'impressione iniziale cambia. Cosette e Marius, finalmente, sono liberi di vivere serenamente il loro amore e tutta la sofferenza di Fantine e Jean Valjean si concretizza nella felicità assoluta della piccola Euphrasie.
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sabato 13 settembre 2008

Il tamburo di latta di Gunter Grass

Per me questo libro è stato abbastanza difficile da leggere principalmente perché mi perdevo spesso nei ragionamenti contorti di Oskar.
A dire il vero, non sono in grado di dire se mi sia piaciuto o no: in certi momenti l'ho trovato affascinante, in altri molto irritante, in altri ancora noioso.
Ho trovato la figura di Oskar abbastanza snervante, con tutto il suo guardare il mondo dall'alto in basso, nonostante la sua condizione di nano lo costringesse a fare il contrario (:D).
Probabilmente, se avessi inteso il romanzo come una metafora riguardo la Germania nazista e post-bellica (come ho letto in giro), avrei avuto un'impressione diversa e forse avrebbe suscitato in me un interesse o una riflessione maggiore.
Storia a parte, Gunter Grass ha uno stile molto originale e complesso. Passa da un registro all'altro nel giro di tre pagine. E' molto ricercato nel lessico. Mi è piaciuto molto quando sovrappone la narrazione degli eventi ai pensieri che tali eventi suscitavano in Oskar. Non so se mi sono spiegata bene, ma mi riferisco, ad esempio, al funerale di Matzerath.

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martedì 9 settembre 2008

Tragedia

Ieri siamo andati a vedere I want to believe (cioè X-Files 2). Per me è stata una tragedia, uno shock: anche se mi ero imposta di farmelo piacere a tutti i costi, nonostante la quasi certezza che sarebbe stato una cagata pazzesca, penso che sia uno dei film più brutti visti (consapevolmente) in vita mia. ç_ç E' un dramma.

[SPOILER WARNING!]

Per prima cosa ho odiato in modo viscerale le mille mila effusioni tra Mulder e Scully. Sono una coppia dal punto di vista sentimentale, si amano palesemente e litigano pure. Odio Chris Carter per aver banalizzato la mia coppia preferita e averla trasformata in una coppia di pensionati che vanno in vacanza insieme.

La seconda delusione riguarda il caso. Dove sta il caso!?!?!? Stupido, banale, scontato, ecco come descrivo il caso. Non aveva niente di affascinate, niente di coinvolgente, niente da scoprire! E i due agenti giovani dell'FBI sono gli agenti più deficienti mai concepiti.
La soluzione del caso, inoltre, è frutto di una coincidenza assurda! Il paziente in cura da Scully necessita di una terapia che, guarda caso, è il fondamento degli esperimenti della equipe medica russa, cioè dei cattivi! Che espediente ridicolo!

Inoltre, lo sapevamo tutti che Scully è cattolica: nella serie c'erano stati riferimenti alla sua religione, ma sempre, secondo me, in modo discreto. Nel film, invece, Scully mi sembra un'invasata cattolica. Come molti cattolici, mischia la sfera privata e quella pubblica, cioè fa sì che la sua fede interferisca con l'indagine. Attacca il sensitivo, non perché pedofilo, ma perché prete pedofilo. Non crede al sensitivo non perché potrebbe essere un ciarlatano qualsiasi, ma perché prete pedofilo. O almeno io avuto questa sensazione. Come se non bastasse, poi, lavora in un ospedale cattolico in cui un prete (!!) decide chi debba essere curato e chi no!! Una cosa del genere mi sembra così poco fedele al personaggio, così poco da razionale Scully.

Per quanto riguarda Mulder, o meglio David Duchovny devo ammettere che è rimasto un attore mono-espressione. Dopo aver visto Californication mi ero illusa che avesse imparato a recitare e invece no, in IWTB è desolante. Persino quando molla Scully nello spogliatoio dell'ospedale (o qualsiasi cosa fosse) non è capace di dare un briciolo di spessore: una scena che dovrebbe essere di forte impatto emotivo, diventa piatta e anonima.

E infine, quei due sulla barca a remi... incommentabile.

Visto il film, non mi stupisco che in sala le persone si siano abbandonate al chiacchiericcio compulsivo. Persino io che di norma mi incazzo se sento parlare, a un certo punto ho iniziato a ridere sommessamente perché il film per me è ridicolo.

Ho aspettato sei anni per rivedere Mulder e Scully alle prese con un caso, come ai vecchi tempi, dopo le due ultime stagioni orribili della serie e Chris Carter mi ha dato un film stupido e inconsistente. Grazie!
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giovedì 4 settembre 2008

The Miracle


Questo video mi piace tantissimo. Il mini-Freddie è spettacolare e Freddie con la barba è splendido. *__*

Ahhhhh~ *sospiro*

Devo dire che il periodo "Queen" è più rilassante e divertente del periodo "Nirvana" :P
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venerdì 1 agosto 2008

Ragione e Sentimento di Jane Austen

Subito dopo Orgoglio e Pregiudizio ho iniziato a leggere Ragione e Sentimento, ma già dall'inizio mi sembrava abbastanza noioso.
Le due protagoniste mi sono sembrate troppo estreme e troppo rigide nei loro ruoli: da un lato la razionale, dall'altro l'istintiva. Io mi sentivo più vicina a Elinor (la razionale), però spesso mi son ritrovata a pensare che fosse troppo rigida e controllata. D'altro canto, Marianne per me è assolutamente incomprensibile e i tentativi di giustificare la sua indole con la sua estrema sensibilità, emotività o schiettezza mi son sempre risultati fastidiosi.
Entrambe, però, hanno gusti pessimi in fatto di uomini. :D Tralasciando Willoughby che è abominevole, vorrei (s)parlare un po' di Edward: è un'ameba. Mi ha fatto davvero una bruttissima impressione e al posto di Elinor l'avrei rispedito al mittente... E, sempre al posto di Elinor, avrei spiattellato a mia madre e a mia sorella le confidenze della signorina Lucy e avrei anche ridicolizzato un po' Edward, così giusto per togliermi uno sfizio, ma dopotutto io non sono una signorina raffinata. :D
In questo romanzo, invece, sono tutti troooooppo per bene, troooppo gentili, trooooppo a modo ai limiti della nausea (nausea perché sono tutti comportamenti finti e di circostanza, vedi Lucy o Fanny); le due protagoniste in particolar modo si fanno mettere i piedi in testa in ogni occasione.
Il lieto fine (obbligatorio), poi, è veramente fuori luogo e gli espedienti attraverso cui questo si realizza sono, secondo me, poco verosimili. Le due sorelle meritavano di rimanere zitelle. :D

Dracula di Bram Stoker

Era da tempo che desideravo leggere questo romanzo, ma ho sempre desistito pensando che non fosse adatto a una persona paurosa come me. E non avevo tutti i torti! :D

*** SPOILER ***

Ho molto apprezzato la scelta di narrare gli eventi usando i diari, le lettere personali e gli articoli di giornale: questo da un lato rende la narrazione, in alcuni punti, molto ripetitiva, dall'altra dà la sensazione di immergersi nella quotidianità e nell'intimo dei personaggi. Il diario di Jonathan, all'inizio del libro, mi ha letteralmente terrorizzato! :D
Da lì in poi, la tensione cala un po' perché tutto viene diluito nell'insieme degli eventi banali e anonimi che compongono la vita di una persona normale, ma già dai primi attacchi di sonnambulismo di Lucy si intuisce che qualcosa sta per succedere, anche se, secondo me, per tutto il resto del romanzo, non si ritorna mai al pathos iniziale.
Ho trovato il finale un po' frettoloso: mi aspettavo un po' più d'azione o almeno una reazione di Dracula. La mancanza di un narratore unico ha fatto sì che non avessi la sensazione della concitazione dell'inseguimento: non sono riuscita a non pensare che se i personaggi avevano tanto tempo per scrivere i diari, forse non si stavano impegnando nella caccia come avrebbero dovuto. :P
Il premio per il personaggio più inquietante spetta, secondo me, a Renfield: fino alla fine non si riesce a capire se sia un personaggio positivo o negativo, oscilla tra il Bene e il Male così come alterna lucidità e follia.
Non so se dipenda dalla traduzione e dall'adattamento, ma Van Helsing è di una pesantezza unica: molto ripetitivo e molte frasi senza senso, tanto che alcune volte dopo aver letto ripetutamente una frase, ho dovuto saltarla perché non riuscivo a coglierne il senso. È stupendo il fatto che Stoker abbia fatto parlare i personaggi in modo diverso a seconda dell'estrazione sociale o della provenienza, però credo che con la traduzione questo si perda un po': gli inglesi parlano una specie di miscuglio di dialetti italiani, mentre Van Helsing parla in un modo che non riesco a definire in altro modo se non contorto e ridondante.
Nel complesso, comunque, considero Dracula un ottimo romanzo.

martedì 29 luglio 2008

The X-Files 2: I want to believe



Io mi sto preparando. Il 5 settembre non è poi così lontano. Ho già rispolverato la mia maglietta ufficiale comprata quasi 10 anni fa. *.*

L'unica cosa che non mi va giù è quel Voglio crederci che seppur sia la traduzione letterale di I want to believe, a me fa schifo -_-
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sabato 26 luglio 2008

La svastica sul sole di Philip K. Dick

Ho comprato questo libro sulla scia del mio entusiasmo per Philip Dick e l'ho letto in poco meno di due giorni.

*** SPOILER ***

È un libro affascinante. Racconta un futuro in cui la seconda guerra mondiale è stata vinta dalle forze dell'Asse e il mondo è stato diviso tra Germania, Giappone, e in minima parte, Italia. Gli Stati Uniti non esistono più in quanto conquistati dai giapponesi, a ovest, e dai tedeschi, a est. Il mediterraneo è stato prosciugato, l'Africa, con tutta la sua popolazione, desertificata. L'Europa e l'Asia sono sotto il dominio nazista che si è esteso anche ad altri pianeti del sistema solare.

Dicevo, il libro è molto affascinante e la prosa di Dick sempre complessa, contorta e ricercata.

Mi è piaciuta molto l'idea di usare un romanzo nel romanzo (La cavalletta...) per descrivere un'altra realtà, quella in cui la Germania e il Giappone perdono la guerra per colpa del tradimento dell'Italia. Potrebbe sembrare che Dick racconti la storia così come è avvenuta e invece non è così. La cavalletta... parla di un mondo in cui Germania, Giappone e Italia sono sconfitti da Stati Uniti e Gran Bretagna, ma in cui non c'è traccia dell'Unione Sovietica. E la guerra fredda? Si manifesta nel delicato equilibrio di potere tra GB e USA che inizia a incrinarsi quando i grandi paesi orientali (come Cina e Malesia), fino ad allora sotto l'influenza e il controllo inglese, iniziano a rivolgersi agli americani.
Si verifica quello che ho sempre constatato nei romanzi di Dick (almeno in quelli che ho letto finora): la realtà è qualcosa di ambiguo che può assumere manifestazioni diverse, infinite, alternative e come si può stabilire quale sia quella giusta o quella migliore?

L'unica pecca, secondo me, è il finale: l'ho trovato frettoloso e incomprensibile, come se si fosse cercato a tutti i costi un colpo di scena basato sul niente. Non so, forse, in futuro, rileggendo questo romanzo riuscirò a cogliere alcune sfumature e dettagli che mi consentiranno di comprendere adeguatamente il finale. :)

venerdì 25 luglio 2008

Mansfield Park di Jane Austen

A mio avviso, Mansfield Park è il libro più noioso scritto da Jane Austen.

*** SPOILER ***

Ho trovato tutti i personaggi profondamente irritanti, in particolar modo Fanny ed Edmund. Entrambi sono un concentrato di perbenismo e bigottismo da voltastomaco, sempre pronti a giudicare gli altri dall'alto della loro morale rigida e cieca. Fanny, in particolare, è di una ipocrisia da far spavento, tutta sorrisi e gentilezze con gente che disprezza, al di là della semplice educazione.
In generale, del romanzo non mi è piaciuto il fatto che tutti i personaggi, ad eccezione di Fanny, abbiano qualcosa di negativo: la protagonista è l'unica che viene assolta con la sua perfezione morale. Il comportamento di Fanny nella sua vera casa, con la sua vera famiglia è indecente: non ci vuole molto ad essere raffinati ed eleganti quando non si ha altro a cui pensare se non lo scorrere delle stagioni, lo sbocciare dei fiori e le passeggiate a cavallo. Miss Crowford, almeno, manifesta apertamente le sue inclinazioni al lusso, al denaro e al benessere; Fanny no. E non è nemmeno in grado di ammetterlo serenamente: nel momento in cui un pensiero del genere solletica la sua mente, lo ricaccia indietro perché moralmente non accettabile. Se fosse pura come più volte viene detto, un pensiero del genere non verrebbe neppure formulato.
In definitiva, questo romanzo per me è stato molto deludente, forse perché avendo letto gli altri romanzi di Jane Austen avevo aspettative abbastanza alte.

Mi è venuta una cosa in mente. Mi verrebbe da dire che Edmund "s'è cresciuto" una moglie. Dalle mie parti si dice così quando un ragazzo più grande si fidanza con una ragazzina e negli anni ne plasma i pensieri e i modi, in pratica si educa una moglie. Edmund alla fine fa la stessa cosa: negli anni plasma Fanny in base alla sua idea di morale e decoro e la trasforma in una versione femminile di se stesso. E il loro matrimonio per me era scontato e ovvio dall'inizio.

giovedì 19 giugno 2008

Persuasione di Jane Austen

Ho letto nel prologo del libro che questo è l'unico romanzo di Jane Austen in cui si parla di fisicità. E in effetti, i cambiamenti della protagonista sono accompagnati dai mutamenti del suo viso e del suo fisico.
La protagonista, Anne, mi è piaciuta molto, quasi quanto la Lizzy di Orgoglio e Pregiudizio. Lizzy aveva il pregio, secondo me, di essere brillante. Anne non è sagace e ironica, però l'ho sentita molto vicina al mio carattere.
Inoltre gli eroi della Austen sono sempre così perfetti pur con tutti i loro difetti: penso che qualsiasi donna si scioglierebbe se ricevesse una lettera come quella scritta da Wentworth, in cui l'amore e le contraddizioni di quest'ultimo sono espresse in modo così spontaneo e vigoroso... così romantico! :D
A differenza degli altri romanzi della Austen che ho letto, Persuasione è il meno ironico, ma il più critico verso la nobiltà inglese e tutto quello che le ruota attorno. Sir Elliot e le sue figlie (Elizabeth e Mary) sono insopportabili così tronfi del proprio orgoglio di classe, inutile e discriminatorio. Si sentono superiori in virtù di un titolo, e non solo sono sommersi dai debiti, ma non sono minimamente capaci di provare alcun tipo di sentimento umano, nemmeno verso i parenti più prossimi. Sono solo interessati ad apparire e si circondano di persone che in un modo o nell'altro possano dar loro prestigio.
Non può esservi dubbio che Sir William ed Elizabeth furono sconvolti e mortificati dalla perdita della loro compagna e dalla scoperta dell'inganno subito. Fortunatamente avevano le illustri cugine a dar loro conforto, ma si sarebbero presto accorti che adulare e seguire gli altri senza essere a nostra volta adulati e seguiti è solo un piacere a metà
Una lettura veramente piacevole.

giovedì 5 giugno 2008

Emma di Jane Austen

Emma è il romanzo di Jane Austen che mi è piaciuto di più fino ad ora (ho letto Orgoglio e Pregiudizio e Ragione e Sentimento): l'ho trovato molto vivace, ironico e divertente. Finalmente, la protagonista non è una ragazza senza dote, ma dai buoni sentimenti; anzi Emma è ricca, bella, orgogliosa e po' snob. A differenza delle altre protagoniste non è interessata al suo matrimonio, ma si diletta a pianificare unioni tra i suoi conoscenti. In particolare le sue attenzione si rivolgono a Harriet, una ragazza di origini incerte, figlia naturale, secondo Emma, di un gentiluomo e quindi degna di un buon partito.
Il ritmo della narrazione è incalzante; la Austen non si sofferma sulle descrizioni di paesaggi, case, volti e simili, ma si concentra sulla narrazione dei rapporti umani: racconta le simpatie e le antipatie di Emma e, in parte, degli abitanti di Highbury con schiettezza e ironia.

giovedì 22 maggio 2008

Bones 3x15 (II)

Ho rivisto l'episodio altre due volte perché alcuni dialoghi non li avevo capiti. L'ultima con i sottotitoli.

Sarà che averlo visto tre volte mi ha portato ad auto convincermi che è un episodio decente, sarà che con i sottotitoli mi sono risultati più chiari certi passaggi, ma adesso inizio a pensare che non sia così orribile come dicevo. Non mi soddisfa, non è costruito bene e ci sono molte cose che non si amalgamano bene, però è accettabile.

Rimane, comunque, uno degli episodi che mi è piaciuto di meno ed è un vero peccato perché potenzialmente sarebbe potuto essere un episodio epico. ç_ç

*** SPOILER WARNING ***

Dalla morte di Booth al funerale passano due settimane!! E perché hanno tenuto il cadavere in frigo per tanto tempo? Nessuno spiega perché!!
E poi Sweets è un vero deficiente. :O
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martedì 20 maggio 2008

Bones 3x15

E' orribile!!!!!! Un finale di stagione veramente brutto!!!

Ho visto l'episodio oggi pomeriggio, senza subs perché non volevo aspettare, però... che brutto! ç_ç
Forse avevo troppe aspettative: non avevo letto nemmeno uno spoiler, ma dal finale dell'episodio precedente mi aspettavo chissà che e invece è solo un episodio brutto e caotico.
Sono molto delusa. Per tre stagioni ho adorato questo telefilm e non sarà per questo finale brutto che smetterò di seguirlo, però è veramente una delusione. L'unica giustificazione che posso trovare per tale sfacelo è dovuta allo sciopero degli autori che ha avuto come effetto collaterale la riduzione del numero degli episodi. I produttori, però, avrebbero potuto concludere le story line nella quarta stagione, invece di fare un episodio del genere. La storia di Gormogon era veramente affascinante, ma l'hanno rovinata con una conclusione assurda.

*** SPOILER WARNING ***

E' assurdo, l'episodio precedente si conclude con Booth che viene colpito da un colpo di pistola, mentre il nuovo inizia con Brennan e gli squints che parlano del funerale!!! Booth è morto e noi non abbiamo visto niente! Brennan ha perso il suo migliore amico, in pratica, ed è come se non fosse successo niente: capisco che il personaggio è razionale, pragmatico e freddo, ma negli ultimi tempi ci avevano mostrato una Tempe più umana e sofferente. Secondo me, la sua freddezza è incoerente con quanto visto negli episodi precedenti.
Successivamente si scopre che Booth non è realmente morto, ma è una finzione per attirare non ho capito bene chi. Così, di punto in bianco!! E se Booth non fosse stato colpito da Pam come avrebbero fatto a prendere 'sto tizio? E soprattutto dopo quanti giorni dalla sparatoria hanno celebrato il funerale visto che Booth era così in forma da fare a pugni con questo tizio ignoto come se niente fosse? Sembra tutto appiccicato lì, quasi senza senso!!!! E' orribile!
Chiusa la questione del decesso di Booth in 3 minuti, si passa al cannibale. A questo punto tutti i riferimenti alle analisi e alle cose scientifiche non li ho capiti molto, ma in definitiva si deduce che il complice del cannibale mistico è un dipendente del laboratorio. Si sospetta di Hodgins (originalissimo) e di Sweets (ancora più originale!) e poi si scopre che il vero colpevole è il mansueto Zack, colui che aveva un'intelligenza superiore e una mente estremamente logica! Ma come è possibile? Va bene i colpi di scena, ma non basati sul niente! Anche questo mi sembra assolutamente incoerente con il personaggio!
E a proposito di personaggi incoerenti, Booth nella vasca da bagno con il sigaro, i fumetti e quella specie di elmetto in testa non è solo ridicolo, ma è proprio idiota! Che senso aveva mostrare il personaggio in quel modo? Non era comico. E poi Brennan che entra in bagno incurante del fatto che lui sia nudo è di una banalità, ma di una banalità veramente sconcertante. Oltre che inutile. Non produce nessun risvolto, anche l'imbarazzo è fine a se stesso dato che il rapporto tra Booth e Brennan sembra che sia regredito improvvisamente. Brennan, come è giusto che sia, è incazzata con Booth per aver finto la sua morte, mentre quest'ultimo si comporta in modo assurdo: dalle tremila premure degli episodi precedenti, ci ritroviamo davanti una specie di ragazzino che tenta di discolparsi passando la responsabilità a Sweets.
La questione degli esperimenti sugli umani di Sweets non l'ho capita sinceramente.

*** *** *** *** ***

In definitiva, questo episodio fa schifo.
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venerdì 16 maggio 2008

Bones 3x14

WOOOOOOOOOOOOOOOW!!! :O

Ma quanto mi piace questo telefilm? *.* Ma quanto è bravo David Boreanaz a interpretare l'agente Booth e non più quella palla di vampiro mono espressione? *_*

E ora andrò a dormire entusiasta e soddisfatta per un telefilm come non lo ero dai tempi di X-Files!! *.*

PS. So che domani rileggerò questo post e mi vergognerò per l'abuso di emoticon dementi... LOL!
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venerdì 2 maggio 2008

Orgoglio e Pregiudizio

Ho comprato questo libro con la convinzione di leggere una storia melensa e pesantuccia: un classico polpettone sentimentale. Mai pensiero fu più sbagliato!
Conoscevo già la storia a grandi linee avendo visto il film con Keira Knightley, ma dato che di solito registi e sceneggiatori si prendono parecchie libertà quando lavorano a un film tratto da un libro, mi aspettavo qualcosa di abbastanza diverso. E in effetti è diverso. In positivo.

La trama non ha niente di originale o affascinante: è solo una storia d'amore. Eppure il libro l'ho trovato splendido. La tecnica narrativa della Austen mi ha tenuto incollata al romanzo per ore intere, senza annoiarmi mai e anzi con il desiderio di andare sempre oltre. Pur conoscendo l'epilogo della storia, ero curiosa di vedere come ci si sarebbe arrivati e dopo aver letto l'ultima pagina ho iniziato a chiedermi "E poi? E poi?" tanto mi ero affezionata a Elizabeth, Jane, Bingley e Darcy. Avrei tanto voluto che la Austen avesse scritto un altro romanzo su Lizzy e Darcy. Ora dovrò sopperire con la mia fantasia a questa mancanza. :P
Dopo le prime pagine, ero già profondamente convinta che Mr Darcy sarebbe entrato nella schiera dei miei amori letterari e infatti ora è lì, a far compagnia a Lord Henry, Don Salina, Adriano e altri. :3
Darcy ha tutte le caratteristiche per piacermi: è orgoglioso e conscio della sua posizione, ma questo non gli impedisce a un certo punto di mettersi in discussione. Dimostra di essere mentalmente aperto e moderno, in un'epoca in cui l'opinione comune determinava e limitava le scelte delle persone.
Già dall'incipit non si può fare a meno di notare la profonda ironia con cui vengono raccontati gli usi, i pensieri, i modi e le consuetudini dell'epoca. In particolare Mr Bennet è autore di una serie di osservazioni pungenti atte a mostrare la frivolezza e la sciocca ritualità di alcuni comportamenti. Le donne vengono dipinte come un insieme di creature sciocche e vanitose, interessate solo ad accalappiare un uomo per sistemarsi. Le eccezioni sono rare e sono incarnate dalle due eroine, Elizabeth e Jane. Gli uomini non se la passano meglio rappresentati dal petulante mr Collins e dal truffaldino mr Wickman, e anche mr Bennet che a prima vista parrebbe un uomo fuori dagli schemi, pecca di indolenza ed eccessiva indulgenza.
In generale, la società descritta è composta da individui interessati a mostrare i proprio titoli e le proprie ricchezze, anche quando queste ultime non sono presenti. E si può facilmente notare come le cose non siano cambiate di una virgola nonostante siano passati due secoli, anno più, anno meno. :/
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sabato 22 marzo 2008

Madame Bovary

Titolo: La signora Bovary
Autore: Gustave Flaubert
Casa editrice: Rizzoli (BUR)

Penso che la trama sia arcinota. Brevemente, Emma si sposa con un uomo che non ama sperando di stravolgere la sua vita, ma si trova imbrigliata in un matrimonio che non la rende felice. In preda all'insoddisfazione sperpera il denaro del marito in cose futili e in regali agli amanti. Alla fine non riuscendo più a gestire la situazione, si suicida.

Io detesto Emma. E' una donna veramente stupida e capricciosa, incapace di accettare i limiti della sua condizione e che a parte lamentarsi, non fa assolutamente niente per cambiarla. Sogna gli amori e le passioni della letteratura, anela la ricchezza e la vita frivola parigina. Detesta il marito che, al contrario, l'adora e lo ritiene colpevole della sua insoddisfazione perchè privo di ambizioni e ricchezze.
Vive tutta la sua vita nel desiderio di qualcosa che non ha e distrugge tutto quello che le capita tra le mani, in particolar modo la dignità di Carlo che viene ridicolizzato e umiliato dai suoi comportamenti egoistici.
Alla fine non è nemmeno in grado di affrontare le sue vergogne e ricorre al suicidio lasciando il marito e la figlia nella miseria da lei causata.
Ho letto in giro che Emma è considerata il primo esempio di femminismo. Non vedo cosa ci sia di femminista nel cercare consolazione, per un matrimonio sbagliato, tra le braccia di altri uomini che palesemente sono interessati a lei solo da un punto di vista sessuale (e che la mollano non appena la storia pare diventare più seria). D'altra parte non fa assolutamente niente per guadagnare il denaro necessario per i suoi vizi, anzi abusa dell'ingenuità e della fiducia del marito e sperpera il suo patrimonio.

Emma a parte, il romanzo è, secondo me, perfetto. Tanto di cappello a Flaubert che viene appunto considerato uno dei più grandi romanzieri della storia della letteratura. Mi è piaciuto sotto tutti i punti di vista e anche la profonda antipatia che provo per Emma è sintomo di un grande coinvolgimento. ^^
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giovedì 13 marzo 2008

Hana yori dango

In una delle mie peregrinazioni senza meta, ho scovato il drama di Hana yori dango. Anni fa compravo il manga da cui è stato tratto questo drama, ma un po' per ragioni economiche, un po' per calo di interesse nei confronti degli shoujo, non ho mai concluso la serie.
Era un titolo senza pretese, molto commedia sentimentale e a tratti assurdo, però era una lettura rilassante e divertente; per questi motivi ho pensato di dare uno sguardo al drama.
Per chi non lo sapesse, i drama sono più o meno i telefilm giapponesi. Dando per scontato che per me i più bravi a fare i telefilm sono gli statunitensi, i giapponesi dimostrano comunque di impegnarsi molto e se devo essere sincera, i drama giapponesi sono al secondo posto nella mia classifica di intrattenimento televisivo, subito dopo i telefilm appunto. :D
Un po' meno mi piacciono i drama cinesi, non so nemmeno io perché e comunque si tratta di un giudizio parziale avendone visti davvero pochi. Non credo dipenda dalle trame, dato che ho sempre scelto drama, sia giapponesi sia cinesi, tratti da manga che mi piacevano. In definitiva, non lo so, non mi piacciono e basta. ^^

Torniamo a Hanadan. La trama è assurda ed eccessiva. Alcuni la paragonano a una soap opera, altri dicono che sia un capolavoro. A me, molto semplicemente, piace e mi fa ridere di gusto. Mi piacciono gli attori giapponesi, specialmente i due che interpretano Tsukushi e Tsukasa. Quelli che mi piacciono di meno, esteticamente parlando, sono Rui e Shizuka, quest'ultima in particolare trovo che abbia un brutto naso e dei brutti denti. :P Per interpretare una che fa la modella avrebbero potuto prendere un'attrice più bella, imho. :P
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giovedì 6 marzo 2008

Ubik

Titolo: Ubik
Autore: Philip K. Dick
Casa editrice: Fanucci

Ho divorato questo libro in appena due giorni e mezzo.
Come sempre nei confronti della fantascienza sono scettica. In questo caso poi, in quarta copertina, c'era solo scritto "Io sono vivo, voi siete morti". Diciamo che non so nemmeno io perché abbia scelto questo romanzo: ero nella feltrinelli e me lo sono ritrovato in mano. Come spesso mi succede, è il libro che ha scelto me.
Il fatto che la Fanucci abbia deciso di usare il rosa shocking per la copertina non c'entra niente ( :asd: ), anzi, devo ammettere, che in questo caso, quel colore l'ho trovato piuttosto fastidioso e inutilmente appariscente.

Non racconterò la trama perché, secondo me, qualsiasi passaggio svelato rovina l'atmosfera, la tensione, quel quid che ti fa restare sveglia tutta la notte, resistendo agli occhi che si chiudono, per sapere come prosegue la narrazione.
Dirò solo che mi ha preso tantissimo e che in certi momenti ho iniziato a farmi così tante domande da dover sospendere la lettura per restare 10-15 minuti a pensare e metabolizzare. Più di una volta, alla fine di un paragrafo, mi è sfuggito un "WOW!" ad alta voce, reazione, probabilmente infantile, al mondo e alle dinamiche create da Dick. L'epilogo, poi, mi ha lasciato completamente di stucco e non perché non l'avessi previsto: m'era venuta un'idea simile, ma non era abbastanza convincente. C'erano così tante cose poco chiare, confuse, sfumate, sovrapposte, contraddittorie che quella probabilità non riusciva a diventare certezza e quindi ho optato per un'altra teoria. Anche in questo, Dick è stato fenomenale.
In questo romanzo ho trovato in piccolo quello che avevo adorato della trilogia di Valis: il richiamo alla filosofia, al misticismo e alla spiritualità. E' sempre entusiasmante leggere come Dick cerca di spiegare il suo punto di vista sulla realtà, la sua visione del mondo, in modo assolutamente semplice ed elementare, pur ricorrendo a teorie non alla portata di tutti. La citazione del pensiero di Platone non me l'aspettavo e mi ha stuzzicato parecchio, soprattutto perché sono cose studiate molto tempo fa e che, da allora, non ho più avuto modo di affrontare (avendo scelto un percorso di studi di merda!).
Inoltre, il tema della realtà che non è reale e della manipolazione di quest'ultima tramite la mente e la volontà mi ha fatto venire in mente Matrix, che evidentemente non era poi così originale come ce l'hanno fatto passare. :asd:
Mi è piaciuto molto il mondo del 1992 immaginato da Dick: un mondo grottesco permeato di tecnologia. Tutto è elettronico e funziona con le monetine, persino la porta di ingresso di casa, che si rifiuta di aprirsi e tiene prigionieri gli inquilini finché non riceve il suo compenso. Sembra di trovarsi in una versione tecnologica del paese delle meraviglie di Alice, in cui la realtà si manifesta in modo assurdo e illogico.
Infine, ritengo geniali le piccole pubblicità che aprono ogni capitolo: l'Ubik è pubblicizzato in ogni forma e inizialmente non si riesce a capire se sia una presa in giro oppure abbia una utilità ai fini del racconto. Chiaramente ce l'ha!

Che dire ancora? Ubik promosso a pieni voti!

Avvicinandomi alla fantascienza che prima snobbavo mi son resa conto che 40 anni fa (anno più anno meno) avevano davvero una strana idea del progresso tecnologico, come se quest'ultimo potesse compiere straordinari, rapidi e ampi balzi in avanti: macchine volanti, viaggi spaziali, tecnologia onnipresente e predominante, organi artificiali, androidi, etc... Pensavano che 20, 30 o 40 anni potessero essere sufficienti per stravolgere completamente la realtà. Diciamo che con il senno di poi, mi sembra una prospettiva un po' troppo ottimistica.
Ad esempio, gli eventi di Ubik si svolgono nel 1992, ma il libro è stato scritto nel 1969. In 23 anni, secondo la fantasia di Dick, il genere umano avrebbe colonizzato la Luna, costruito macchine volanti, perfezionato la scienza medica al punto da mantenere le persone in semi-vita, congelate, ma coscienti (anche se in modo non continuo), etc... Se oggi penso a come sarà il mondo tra 23 anni, vedo nella migliore delle ipotesi una realtà a grandi linee immutata, magari con la tecnologia ancora più funzionale e presente, ma non credo che avremo colonizzato alcunché o scoperto la strada per la quasi-immortalità... Questo sempre se non ci saremo annientati l'uno con l'altro, ovviamente. Non vedo un futuro esageratamente progredito. Come facevano?
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martedì 26 febbraio 2008

Il primo amore (= Mulder) non si scorda mai

Non mi ricordo se ho già scritto un post a riguardo, ma adesso sono esaltatissima e non mi va di controllare!
In breve, l'anno scorso, a dicembre, sono iniziate le riprese per il secondo film di X-Files. Notizia sconvolgente per la sottoscritta che da allora è in fremente e ossessiva attesa.
L'uscita del film, in Italia, è prevista per il 25 luglio 2008: per quel giorno potrei anche decidere di rispolverare la mia maglietta origggginale X-Files. *__* Insieme ai poster, ai gadget, alle riviste, etc etc...

Lo stato di esaltazione attuale deriva dalla visione del trailer ufficiale, pubblicato qualche giorno fa su X-Files Italian Fansite. Il delirio è, ormai, parte di me.
Per quanto il film possa fare schifo, per me sarà sempre bellissimo! *.*
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giovedì 7 febbraio 2008

I dolori del giovane Werther

Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: J. W. Goethe
Casa editrice: Feltrinelli

Ieri notte ho letto le ultime pagine de I dolori del giovane Werther. La conclusione, pur essendo stranota, mi ha lasciato un po' perplessa. Mi è sembrato come se Werther stesse solo cercando una scusa per commettere il suicidio e, quindi, come se la passione per Lotte fosse solo uno dei tanti pretesti possibili. In altre parole, Werther era a conoscenza della condizione di Lotte e dell'esistenza di un fidanzato ben prima di incontrarla, ed è come se egli abbia deliberatamente scelto di amarla seguendo un qualche tipo di istinto autolesionista che l'avrebbe condotto nel baratro. Il suo è un amore ossessivo e usurante, come quello raccontato nei canti di Ossian citati nel romanzo. Werther pur non ricevendo alcun tipo di incoraggiamento da Lotte, fomenta i suoi sentimenti e si ostina a desiderare qualcosa che non potrà mai ottenere e nel momento in cui diventa invadente, si manifesta la conseguenza più ovvia: l'allontanamento. E a me è sembrato che Werther non stesse aspettando altro, come se stesse provocando Lotte in modo da ottenere la reazione sperata e quindi, la giustificazione perfetta per i suoi intenti suicidi. Alla fine, la visione della realtà di Werther era completamente distorta, completamente finalizzata al suicidio, descritto da quest'ultimo come un atto eroico, necessario per il suo bene e per quello dell'amata.
Se devo essere sincera, in questo caso, il suicidio mi sembra solo un gesto infantile, una fuga dalle responsabilità dei propri gesti.

In generale, non sono riuscita a identificarmi con Werther. Non comprendo quel tipo di amore, nè la sua invadenza nei confronti di Lotte e Albert. Tutte le volte che il mio amore non è stato corrisposto, io mi sono limitata ad osservare da lontano, ad ammirare e fantasticare, a soffrire silenziosamente convinta di non dover, mai e poi mai, interferire con la vita dell'altra persona. Ma mi è stato rinfacciato spesso di essere troppo razionale da questo punto di vista, quindi non credo di essere un buon termine di paragone.
Mi sono sentita vicina al protagonista solo nei momenti di stizza verso l'arroganza e la vanagloria della mediocrità. Chi mi conosce sa che mi scontro spesso con la tendenza di certe persone a dipingersi meglio di quanto non siano, ad attribuirsi meriti inesistenti, a mettere in mostra le proprie misere conoscenze facendosi passare per premi Nobel. E onestamente, non riesco proprio a capire perché si debba sempre cercare di sembrare migliori, senza poi sforzarsi di esserlo veramente.
In definitiva, oggi come ieri, quello che conta non è essere e sapere, ma solo far vedere di essere e di sapere.
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