martedì 26 febbraio 2008

Il primo amore (= Mulder) non si scorda mai

Non mi ricordo se ho già scritto un post a riguardo, ma adesso sono esaltatissima e non mi va di controllare!
In breve, l'anno scorso, a dicembre, sono iniziate le riprese per il secondo film di X-Files. Notizia sconvolgente per la sottoscritta che da allora è in fremente e ossessiva attesa.
L'uscita del film, in Italia, è prevista per il 25 luglio 2008: per quel giorno potrei anche decidere di rispolverare la mia maglietta origggginale X-Files. *__* Insieme ai poster, ai gadget, alle riviste, etc etc...

Lo stato di esaltazione attuale deriva dalla visione del trailer ufficiale, pubblicato qualche giorno fa su X-Files Italian Fansite. Il delirio è, ormai, parte di me.
Per quanto il film possa fare schifo, per me sarà sempre bellissimo! *.*
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giovedì 7 febbraio 2008

I dolori del giovane Werther

Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: J. W. Goethe
Casa editrice: Feltrinelli

Ieri notte ho letto le ultime pagine de I dolori del giovane Werther. La conclusione, pur essendo stranota, mi ha lasciato un po' perplessa. Mi è sembrato come se Werther stesse solo cercando una scusa per commettere il suicidio e, quindi, come se la passione per Lotte fosse solo uno dei tanti pretesti possibili. In altre parole, Werther era a conoscenza della condizione di Lotte e dell'esistenza di un fidanzato ben prima di incontrarla, ed è come se egli abbia deliberatamente scelto di amarla seguendo un qualche tipo di istinto autolesionista che l'avrebbe condotto nel baratro. Il suo è un amore ossessivo e usurante, come quello raccontato nei canti di Ossian citati nel romanzo. Werther pur non ricevendo alcun tipo di incoraggiamento da Lotte, fomenta i suoi sentimenti e si ostina a desiderare qualcosa che non potrà mai ottenere e nel momento in cui diventa invadente, si manifesta la conseguenza più ovvia: l'allontanamento. E a me è sembrato che Werther non stesse aspettando altro, come se stesse provocando Lotte in modo da ottenere la reazione sperata e quindi, la giustificazione perfetta per i suoi intenti suicidi. Alla fine, la visione della realtà di Werther era completamente distorta, completamente finalizzata al suicidio, descritto da quest'ultimo come un atto eroico, necessario per il suo bene e per quello dell'amata.
Se devo essere sincera, in questo caso, il suicidio mi sembra solo un gesto infantile, una fuga dalle responsabilità dei propri gesti.

In generale, non sono riuscita a identificarmi con Werther. Non comprendo quel tipo di amore, nè la sua invadenza nei confronti di Lotte e Albert. Tutte le volte che il mio amore non è stato corrisposto, io mi sono limitata ad osservare da lontano, ad ammirare e fantasticare, a soffrire silenziosamente convinta di non dover, mai e poi mai, interferire con la vita dell'altra persona. Ma mi è stato rinfacciato spesso di essere troppo razionale da questo punto di vista, quindi non credo di essere un buon termine di paragone.
Mi sono sentita vicina al protagonista solo nei momenti di stizza verso l'arroganza e la vanagloria della mediocrità. Chi mi conosce sa che mi scontro spesso con la tendenza di certe persone a dipingersi meglio di quanto non siano, ad attribuirsi meriti inesistenti, a mettere in mostra le proprie misere conoscenze facendosi passare per premi Nobel. E onestamente, non riesco proprio a capire perché si debba sempre cercare di sembrare migliori, senza poi sforzarsi di esserlo veramente.
In definitiva, oggi come ieri, quello che conta non è essere e sapere, ma solo far vedere di essere e di sapere.
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