sabato 22 marzo 2008

Madame Bovary

Titolo: La signora Bovary
Autore: Gustave Flaubert
Casa editrice: Rizzoli (BUR)

Penso che la trama sia arcinota. Brevemente, Emma si sposa con un uomo che non ama sperando di stravolgere la sua vita, ma si trova imbrigliata in un matrimonio che non la rende felice. In preda all'insoddisfazione sperpera il denaro del marito in cose futili e in regali agli amanti. Alla fine non riuscendo più a gestire la situazione, si suicida.

Io detesto Emma. E' una donna veramente stupida e capricciosa, incapace di accettare i limiti della sua condizione e che a parte lamentarsi, non fa assolutamente niente per cambiarla. Sogna gli amori e le passioni della letteratura, anela la ricchezza e la vita frivola parigina. Detesta il marito che, al contrario, l'adora e lo ritiene colpevole della sua insoddisfazione perchè privo di ambizioni e ricchezze.
Vive tutta la sua vita nel desiderio di qualcosa che non ha e distrugge tutto quello che le capita tra le mani, in particolar modo la dignità di Carlo che viene ridicolizzato e umiliato dai suoi comportamenti egoistici.
Alla fine non è nemmeno in grado di affrontare le sue vergogne e ricorre al suicidio lasciando il marito e la figlia nella miseria da lei causata.
Ho letto in giro che Emma è considerata il primo esempio di femminismo. Non vedo cosa ci sia di femminista nel cercare consolazione, per un matrimonio sbagliato, tra le braccia di altri uomini che palesemente sono interessati a lei solo da un punto di vista sessuale (e che la mollano non appena la storia pare diventare più seria). D'altra parte non fa assolutamente niente per guadagnare il denaro necessario per i suoi vizi, anzi abusa dell'ingenuità e della fiducia del marito e sperpera il suo patrimonio.

Emma a parte, il romanzo è, secondo me, perfetto. Tanto di cappello a Flaubert che viene appunto considerato uno dei più grandi romanzieri della storia della letteratura. Mi è piaciuto sotto tutti i punti di vista e anche la profonda antipatia che provo per Emma è sintomo di un grande coinvolgimento. ^^
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giovedì 13 marzo 2008

Hana yori dango

In una delle mie peregrinazioni senza meta, ho scovato il drama di Hana yori dango. Anni fa compravo il manga da cui è stato tratto questo drama, ma un po' per ragioni economiche, un po' per calo di interesse nei confronti degli shoujo, non ho mai concluso la serie.
Era un titolo senza pretese, molto commedia sentimentale e a tratti assurdo, però era una lettura rilassante e divertente; per questi motivi ho pensato di dare uno sguardo al drama.
Per chi non lo sapesse, i drama sono più o meno i telefilm giapponesi. Dando per scontato che per me i più bravi a fare i telefilm sono gli statunitensi, i giapponesi dimostrano comunque di impegnarsi molto e se devo essere sincera, i drama giapponesi sono al secondo posto nella mia classifica di intrattenimento televisivo, subito dopo i telefilm appunto. :D
Un po' meno mi piacciono i drama cinesi, non so nemmeno io perché e comunque si tratta di un giudizio parziale avendone visti davvero pochi. Non credo dipenda dalle trame, dato che ho sempre scelto drama, sia giapponesi sia cinesi, tratti da manga che mi piacevano. In definitiva, non lo so, non mi piacciono e basta. ^^

Torniamo a Hanadan. La trama è assurda ed eccessiva. Alcuni la paragonano a una soap opera, altri dicono che sia un capolavoro. A me, molto semplicemente, piace e mi fa ridere di gusto. Mi piacciono gli attori giapponesi, specialmente i due che interpretano Tsukushi e Tsukasa. Quelli che mi piacciono di meno, esteticamente parlando, sono Rui e Shizuka, quest'ultima in particolare trovo che abbia un brutto naso e dei brutti denti. :P Per interpretare una che fa la modella avrebbero potuto prendere un'attrice più bella, imho. :P
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giovedì 6 marzo 2008

Ubik

Titolo: Ubik
Autore: Philip K. Dick
Casa editrice: Fanucci

Ho divorato questo libro in appena due giorni e mezzo.
Come sempre nei confronti della fantascienza sono scettica. In questo caso poi, in quarta copertina, c'era solo scritto "Io sono vivo, voi siete morti". Diciamo che non so nemmeno io perché abbia scelto questo romanzo: ero nella feltrinelli e me lo sono ritrovato in mano. Come spesso mi succede, è il libro che ha scelto me.
Il fatto che la Fanucci abbia deciso di usare il rosa shocking per la copertina non c'entra niente ( :asd: ), anzi, devo ammettere, che in questo caso, quel colore l'ho trovato piuttosto fastidioso e inutilmente appariscente.

Non racconterò la trama perché, secondo me, qualsiasi passaggio svelato rovina l'atmosfera, la tensione, quel quid che ti fa restare sveglia tutta la notte, resistendo agli occhi che si chiudono, per sapere come prosegue la narrazione.
Dirò solo che mi ha preso tantissimo e che in certi momenti ho iniziato a farmi così tante domande da dover sospendere la lettura per restare 10-15 minuti a pensare e metabolizzare. Più di una volta, alla fine di un paragrafo, mi è sfuggito un "WOW!" ad alta voce, reazione, probabilmente infantile, al mondo e alle dinamiche create da Dick. L'epilogo, poi, mi ha lasciato completamente di stucco e non perché non l'avessi previsto: m'era venuta un'idea simile, ma non era abbastanza convincente. C'erano così tante cose poco chiare, confuse, sfumate, sovrapposte, contraddittorie che quella probabilità non riusciva a diventare certezza e quindi ho optato per un'altra teoria. Anche in questo, Dick è stato fenomenale.
In questo romanzo ho trovato in piccolo quello che avevo adorato della trilogia di Valis: il richiamo alla filosofia, al misticismo e alla spiritualità. E' sempre entusiasmante leggere come Dick cerca di spiegare il suo punto di vista sulla realtà, la sua visione del mondo, in modo assolutamente semplice ed elementare, pur ricorrendo a teorie non alla portata di tutti. La citazione del pensiero di Platone non me l'aspettavo e mi ha stuzzicato parecchio, soprattutto perché sono cose studiate molto tempo fa e che, da allora, non ho più avuto modo di affrontare (avendo scelto un percorso di studi di merda!).
Inoltre, il tema della realtà che non è reale e della manipolazione di quest'ultima tramite la mente e la volontà mi ha fatto venire in mente Matrix, che evidentemente non era poi così originale come ce l'hanno fatto passare. :asd:
Mi è piaciuto molto il mondo del 1992 immaginato da Dick: un mondo grottesco permeato di tecnologia. Tutto è elettronico e funziona con le monetine, persino la porta di ingresso di casa, che si rifiuta di aprirsi e tiene prigionieri gli inquilini finché non riceve il suo compenso. Sembra di trovarsi in una versione tecnologica del paese delle meraviglie di Alice, in cui la realtà si manifesta in modo assurdo e illogico.
Infine, ritengo geniali le piccole pubblicità che aprono ogni capitolo: l'Ubik è pubblicizzato in ogni forma e inizialmente non si riesce a capire se sia una presa in giro oppure abbia una utilità ai fini del racconto. Chiaramente ce l'ha!

Che dire ancora? Ubik promosso a pieni voti!

Avvicinandomi alla fantascienza che prima snobbavo mi son resa conto che 40 anni fa (anno più anno meno) avevano davvero una strana idea del progresso tecnologico, come se quest'ultimo potesse compiere straordinari, rapidi e ampi balzi in avanti: macchine volanti, viaggi spaziali, tecnologia onnipresente e predominante, organi artificiali, androidi, etc... Pensavano che 20, 30 o 40 anni potessero essere sufficienti per stravolgere completamente la realtà. Diciamo che con il senno di poi, mi sembra una prospettiva un po' troppo ottimistica.
Ad esempio, gli eventi di Ubik si svolgono nel 1992, ma il libro è stato scritto nel 1969. In 23 anni, secondo la fantasia di Dick, il genere umano avrebbe colonizzato la Luna, costruito macchine volanti, perfezionato la scienza medica al punto da mantenere le persone in semi-vita, congelate, ma coscienti (anche se in modo non continuo), etc... Se oggi penso a come sarà il mondo tra 23 anni, vedo nella migliore delle ipotesi una realtà a grandi linee immutata, magari con la tecnologia ancora più funzionale e presente, ma non credo che avremo colonizzato alcunché o scoperto la strada per la quasi-immortalità... Questo sempre se non ci saremo annientati l'uno con l'altro, ovviamente. Non vedo un futuro esageratamente progredito. Come facevano?
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