martedì 29 luglio 2008

The X-Files 2: I want to believe



Io mi sto preparando. Il 5 settembre non è poi così lontano. Ho già rispolverato la mia maglietta ufficiale comprata quasi 10 anni fa. *.*

L'unica cosa che non mi va giù è quel Voglio crederci che seppur sia la traduzione letterale di I want to believe, a me fa schifo -_-
Licenza Creative CommonsSe non diversamente specificato, tutti i contenuti di questo blog creati da me sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

sabato 26 luglio 2008

La svastica sul sole di Philip K. Dick

Ho comprato questo libro sulla scia del mio entusiasmo per Philip Dick e l'ho letto in poco meno di due giorni.

*** SPOILER ***

È un libro affascinante. Racconta un futuro in cui la seconda guerra mondiale è stata vinta dalle forze dell'Asse e il mondo è stato diviso tra Germania, Giappone, e in minima parte, Italia. Gli Stati Uniti non esistono più in quanto conquistati dai giapponesi, a ovest, e dai tedeschi, a est. Il mediterraneo è stato prosciugato, l'Africa, con tutta la sua popolazione, desertificata. L'Europa e l'Asia sono sotto il dominio nazista che si è esteso anche ad altri pianeti del sistema solare.

Dicevo, il libro è molto affascinante e la prosa di Dick sempre complessa, contorta e ricercata.

Mi è piaciuta molto l'idea di usare un romanzo nel romanzo (La cavalletta...) per descrivere un'altra realtà, quella in cui la Germania e il Giappone perdono la guerra per colpa del tradimento dell'Italia. Potrebbe sembrare che Dick racconti la storia così come è avvenuta e invece non è così. La cavalletta... parla di un mondo in cui Germania, Giappone e Italia sono sconfitti da Stati Uniti e Gran Bretagna, ma in cui non c'è traccia dell'Unione Sovietica. E la guerra fredda? Si manifesta nel delicato equilibrio di potere tra GB e USA che inizia a incrinarsi quando i grandi paesi orientali (come Cina e Malesia), fino ad allora sotto l'influenza e il controllo inglese, iniziano a rivolgersi agli americani.
Si verifica quello che ho sempre constatato nei romanzi di Dick (almeno in quelli che ho letto finora): la realtà è qualcosa di ambiguo che può assumere manifestazioni diverse, infinite, alternative e come si può stabilire quale sia quella giusta o quella migliore?

L'unica pecca, secondo me, è il finale: l'ho trovato frettoloso e incomprensibile, come se si fosse cercato a tutti i costi un colpo di scena basato sul niente. Non so, forse, in futuro, rileggendo questo romanzo riuscirò a cogliere alcune sfumature e dettagli che mi consentiranno di comprendere adeguatamente il finale. :)

venerdì 25 luglio 2008

Mansfield Park di Jane Austen

A mio avviso, Mansfield Park è il libro più noioso scritto da Jane Austen.

*** SPOILER ***

Ho trovato tutti i personaggi profondamente irritanti, in particolar modo Fanny ed Edmund. Entrambi sono un concentrato di perbenismo e bigottismo da voltastomaco, sempre pronti a giudicare gli altri dall'alto della loro morale rigida e cieca. Fanny, in particolare, è di una ipocrisia da far spavento, tutta sorrisi e gentilezze con gente che disprezza, al di là della semplice educazione.
In generale, del romanzo non mi è piaciuto il fatto che tutti i personaggi, ad eccezione di Fanny, abbiano qualcosa di negativo: la protagonista è l'unica che viene assolta con la sua perfezione morale. Il comportamento di Fanny nella sua vera casa, con la sua vera famiglia è indecente: non ci vuole molto ad essere raffinati ed eleganti quando non si ha altro a cui pensare se non lo scorrere delle stagioni, lo sbocciare dei fiori e le passeggiate a cavallo. Miss Crowford, almeno, manifesta apertamente le sue inclinazioni al lusso, al denaro e al benessere; Fanny no. E non è nemmeno in grado di ammetterlo serenamente: nel momento in cui un pensiero del genere solletica la sua mente, lo ricaccia indietro perché moralmente non accettabile. Se fosse pura come più volte viene detto, un pensiero del genere non verrebbe neppure formulato.
In definitiva, questo romanzo per me è stato molto deludente, forse perché avendo letto gli altri romanzi di Jane Austen avevo aspettative abbastanza alte.

Mi è venuta una cosa in mente. Mi verrebbe da dire che Edmund "s'è cresciuto" una moglie. Dalle mie parti si dice così quando un ragazzo più grande si fidanza con una ragazzina e negli anni ne plasma i pensieri e i modi, in pratica si educa una moglie. Edmund alla fine fa la stessa cosa: negli anni plasma Fanny in base alla sua idea di morale e decoro e la trasforma in una versione femminile di se stesso. E il loro matrimonio per me era scontato e ovvio dall'inizio.