venerdì 1 agosto 2008

Ragione e Sentimento di Jane Austen

Subito dopo Orgoglio e Pregiudizio ho iniziato a leggere Ragione e Sentimento, ma già dall'inizio mi sembrava abbastanza noioso.
Le due protagoniste mi sono sembrate troppo estreme e troppo rigide nei loro ruoli: da un lato la razionale, dall'altro l'istintiva. Io mi sentivo più vicina a Elinor (la razionale), però spesso mi son ritrovata a pensare che fosse troppo rigida e controllata. D'altro canto, Marianne per me è assolutamente incomprensibile e i tentativi di giustificare la sua indole con la sua estrema sensibilità, emotività o schiettezza mi son sempre risultati fastidiosi.
Entrambe, però, hanno gusti pessimi in fatto di uomini. :D Tralasciando Willoughby che è abominevole, vorrei (s)parlare un po' di Edward: è un'ameba. Mi ha fatto davvero una bruttissima impressione e al posto di Elinor l'avrei rispedito al mittente... E, sempre al posto di Elinor, avrei spiattellato a mia madre e a mia sorella le confidenze della signorina Lucy e avrei anche ridicolizzato un po' Edward, così giusto per togliermi uno sfizio, ma dopotutto io non sono una signorina raffinata. :D
In questo romanzo, invece, sono tutti troooooppo per bene, troooppo gentili, trooooppo a modo ai limiti della nausea (nausea perché sono tutti comportamenti finti e di circostanza, vedi Lucy o Fanny); le due protagoniste in particolar modo si fanno mettere i piedi in testa in ogni occasione.
Il lieto fine (obbligatorio), poi, è veramente fuori luogo e gli espedienti attraverso cui questo si realizza sono, secondo me, poco verosimili. Le due sorelle meritavano di rimanere zitelle. :D

Dracula di Bram Stoker

Era da tempo che desideravo leggere questo romanzo, ma ho sempre desistito pensando che non fosse adatto a una persona paurosa come me. E non avevo tutti i torti! :D

*** SPOILER ***

Ho molto apprezzato la scelta di narrare gli eventi usando i diari, le lettere personali e gli articoli di giornale: questo da un lato rende la narrazione, in alcuni punti, molto ripetitiva, dall'altra dà la sensazione di immergersi nella quotidianità e nell'intimo dei personaggi. Il diario di Jonathan, all'inizio del libro, mi ha letteralmente terrorizzato! :D
Da lì in poi, la tensione cala un po' perché tutto viene diluito nell'insieme degli eventi banali e anonimi che compongono la vita di una persona normale, ma già dai primi attacchi di sonnambulismo di Lucy si intuisce che qualcosa sta per succedere, anche se, secondo me, per tutto il resto del romanzo, non si ritorna mai al pathos iniziale.
Ho trovato il finale un po' frettoloso: mi aspettavo un po' più d'azione o almeno una reazione di Dracula. La mancanza di un narratore unico ha fatto sì che non avessi la sensazione della concitazione dell'inseguimento: non sono riuscita a non pensare che se i personaggi avevano tanto tempo per scrivere i diari, forse non si stavano impegnando nella caccia come avrebbero dovuto. :P
Il premio per il personaggio più inquietante spetta, secondo me, a Renfield: fino alla fine non si riesce a capire se sia un personaggio positivo o negativo, oscilla tra il Bene e il Male così come alterna lucidità e follia.
Non so se dipenda dalla traduzione e dall'adattamento, ma Van Helsing è di una pesantezza unica: molto ripetitivo e molte frasi senza senso, tanto che alcune volte dopo aver letto ripetutamente una frase, ho dovuto saltarla perché non riuscivo a coglierne il senso. È stupendo il fatto che Stoker abbia fatto parlare i personaggi in modo diverso a seconda dell'estrazione sociale o della provenienza, però credo che con la traduzione questo si perda un po': gli inglesi parlano una specie di miscuglio di dialetti italiani, mentre Van Helsing parla in un modo che non riesco a definire in altro modo se non contorto e ridondante.
Nel complesso, comunque, considero Dracula un ottimo romanzo.