sabato 29 novembre 2008

I Miserabili

La settimana scorsa ho finalmente portato a termine la lettura de I Miserabili di Victor Hugo. Romanzo immenso. Tantissimi personaggi, perfettamente caratterizzati e descritti fin nei minimi particolari. Ricostruzioni degli eventi storici, dello stile di vita e della cultura popolare molto dettagliate e accurate. Lessico semplice, ma curato e molto molto enfatico. Il mio giudizio complessivo è più che positivo, anche se a un certo punto ho perso interesse per le infinite narrazioni delle battaglie, delle rivolte, di Napoleone, di Luigi Filippo, della cloaca, dell'argot, etc...

Ho trovato molto dolce il modo in cui Hugo descrive le donne e i sacrifici estremi che queste ultime sono costrette a sopportare per sopravvivere: tristissimo il destino di Fantine e della Cosette bambina, ma anche dell'adolescente Eponine. Inutile dire che ho adorato Jean Valjean dalla prima all'ultima pagina, ho adorato il suo essere in bilico, il suo essere contraddittorio, la sua lotta verso la redenzione, il suo riuscire a fare sempre la cosa giusta al di là dei suoi interessi personali, la sua dignità e la sua onestà.
Non è in Valjean che mi sono identificata, bensì in Javert. Javert così quadrato, rigido, razionale, inflessibile, sempre coerente con la sua visione del mondo fino a che nel suo mondo fatto di estremi non penetra il dubbio. I suoi schemi mentali s'infrangono, Javert perde le sue certezze e perde se stesso.
Escludendo i personaggi principali, il personaggio che più mi ha commosso è papà Mabeuf. Mi ha molto intenerito la figura di questo uomo semplice e dignitoso che vive in un mondo tutto suo e che viene trascinato violentemente alla realtà dalla miseria. Vendendo il suo ultimo libro è come se perdesse l'anima. Mi ha commosso quasi quanto Fantine che è costretta a vendere i denti per racimolare i soldi necessari per Cosette.

[SPOILER WARNING] Il finale è un happy end un po' strano. I personaggi principali, esclusi Fantine, Marius e Thenardier, muoiono nel corso degli ultimi capitoli. Fantine e Marius rappresentano l'ingenuità e la purezza che trionfa su tutto. Il loro amore così angelico e soave è davvero poco versomile, però è bellissimo da leggere: riempie di dolcezza e tranquillità. Thenardier, invece, rappresenta l'astuzia volta a ingannare il prossimo. Ogni sua azione ha lo scopo di trarre vantaggio ai danni del prossimo. È falso e bugiardo, e non prova affetto o rispetto per nessuno dei suoi familiari.
In un lieto fine, ci si aspetterebbe che un personaggio come Thenardier subisse un qualche tipo di punizione o "contrappasso", invece non è così. Pur essendo stato smascherato, ottiene il denaro necessario per compiere il suo viaggio. Come spesso accade non comprende perché gli venga dato ciò che chiede nonostante la sua colpevolezza conclamata, non comprende che quello che riceve è solo disprezzo sotto forma di denaro.
Da questo punto di vista, quindi, al trionfo di Marius e Cosette corrisponde il trionfo di Thenardier. Se, però, si considera il viaggio di Thenardier come un allontanamento del male da Cosette, allora l'impressione iniziale cambia. Cosette e Marius, finalmente, sono liberi di vivere serenamente il loro amore e tutta la sofferenza di Fantine e Jean Valjean si concretizza nella felicità assoluta della piccola Euphrasie.
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