venerdì 17 settembre 2010

Il fantasma dell'Opera di Gaston Leroux

*** SPOILER ***

Prima lettura 31-08-2010 ~ 17-09-2010

Cinque stelline, senza alcun tipo di esitazione. Uno dei romanzi più belli che abbia letto, non tanto per la storia d'amore tra Christine e Raoul (che secondo me era abbastanza insulsa), nemmeno per l'amore non corrisposto di Erik, quanto per quell'alone di verosimiglianza che Leroux riesce a imprimere alla narrazione, dandole la forma di una cronaca investigativa.
Già dall'inizio ci viene svelato che il fantasma non è un ombra eppure per tutto il racconto ci si imbatte in eventi quasi soprannaturali e a tratti ridicoli (come Mamma Giry che riceve le mance dal F. dell'O. o il cuac di Carlotta).
Ho trovato i deliri di Erik sempre così struggenti, sofferti e drammatici che non riuscivo a non considerarlo l'unica vera vittima e ho tifato per lui perché meritava il lieto fine, così come lo meritava Quasimodo o il mostro di Frankestein. Non è altro che una persona relegata ai margini della società a causa della sua deformità che diventa quasi una colpa, un marchio di malvagità; è una persona che, come tutti, desidera solo essere amata per quello che è, ma che viene costantemente respinta, persino dalla propria madre.

L'apparizione dell'ammazzatopi è stata la parte più inquietante di tutto il romanzo: me li sentivo addosso tutti quei topi. :D

Seconda lettura 10-05-2011 ~ 19-05-2011

Confermo quanto scritto la prima volta. È davvero una bella lettura.
Ho rivalutato un po' il personaggio di Christine: è tanto ingenua all'inizio, quanto sicura e tenace alla fine. Il suo sacrificio finale compensa la stupidità del finto fidanzamento che ha portato al tracollo degli eventi. Tuttavia, anche alla fine, lei non riesce a guardare oltre il viso sfigurato di Erik, non vede la persona sofferente, ma solo un mostro folle. Prova pietà? Non so se sia veramente pietà, forse è solo pena. Alla maturazione di Christine non corrisponde quella di Raoul che bamboccio è e bamboccio rimane. :D

giovedì 2 settembre 2010

Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley

Non mi è piaciuto! ;_; L'ho trovato molto molto noioso e banale, inoltre il saggio conclusivo è, per me, delirante.
Avevo aspettative veramente alte, ma sono naufragate praticamente all'inizio della lettura. Non sono nemmeno in grado di dire precisamente perché non mi sia piaciuto; sostanzialmente l'idea di persone create in provetta e "programmate" a comportarsi solo in un modo, senza la necessità di pensare, mi è sembrata ridicola.
Inoltre il personaggio del Selvaggio, per me, è assolutamente patetico e non sono proprio riuscita a simpatizzare con lui. Se la scelta è tra eterni bambini lobotomizzati e tra un superstizioso fanatico religioso (che dovrebbe rappresentare la libertà di pensiero e il libero arbitrio!), veramente non so chi scegliere!
Mi aspettavo di concludere questo romanzo con la mente piena di dubbi e spunti di riflessione, e invece l'unica domanda che sono stata capace di pormi è stata "E allora?".
L'unico spunto davvero interessante, per non dire profetico, riguarda la creazione di una società completamente basata sull'edonismo e sul consumismo usati come strumenti di controllo delle masse. È davvero difficile non riconoscere in questo aspetti della società in cui viviamo.
In altre parole, l'idea di una dittatura che perpetua se stessa tramite la creazione di finti bisogni (ad esempio, si deve possedere un certo oggetto, si deve andare in un certo posto, si devono fare determinate cose, etc) e la promozione del piacere in senso lato (sessuale, ma anche "artificiale" cioè indotto da droghe), è interessante e attuale. Purtroppo tutto questo è "vissuto" da personaggi assolutamente insulsi, o meglio da personaggi che possono sembrare insulsi a un lettore del ventunesimo secolo il quale vive in una società che ha già sviluppato alcune delle degenerazioni profetizzate da Huxley. Ecco sì, c'è quel tocco naive comune a molta fantascienza datata, quello che faceva immaginare a Philip K Dick le porte automatiche a gettone per esempio, che in questo caso però non viene compensato da uno stile o da un intreccio interessante.