mercoledì 17 ottobre 2012

L'educazione sentimentale di Gustave Flaubert

Ho letto questo romanzo con un gruppo di lettura. La maggior parte dei partecipanti l'ha definito noioso, molto descrittivo e poco appassionante.
In effetti, Flaubert si lascia prendere la mano da un'infinità di descrizioni meticolose e molto dettagliate, mentre il protagonista è una specie di ameba, un individuo insulso, falso e mediocre.
Nonostante ciò, a me il romanzo è piaciuto. Non solo mi è piaciuto, mi ha proprio appassionato!
Per prima cosa, io adoro la capacità descrittiva che hanno alcuni autori e F. è uno di questi. Descrizioni tanto vivide e vibranti da avere la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di vivo e di reale. Un esempio è la festa in maschera in casa della Marescialla (Rosanette).
Poi, l'avere un protagonista irritante e detestabile non è necessariamente un limite. In generale, praticamente tutti i personaggi di questo romanzo sono squallidi, opportunisti, bugiardi e doppiogiochisti, ma questo non mi ha allontanato dal romanzo, anzi la lettura si è quasi trasformata in un'esperienza catartica! :D Ho provato un qualche tipo di sollievo, ma non per esser arrivata alla fine del romanzo, quanto per la consapevolezza di non potermi identificare con nessun personaggio, di non potermi paragonare a quelle tipologie umane. E' la stessa identica sensazione provata con Madame Bovary.

giovedì 4 ottobre 2012

Guerra e Pace

*** Spoiler ***

Come mai quattro stelline e non cinque nonostante il romanzo mi sia piaciuto tantissimo? In breve, tutto ciò che non riguarda i protagonisti è noioso. :p

Dal terzo libro ho iniziato a saltare o a leggere sommariamente i capitoli che parlavano di Napoleone e dei suoi generali, dello zar, di Kutuzov e dei suoi generali, dei soldati, degli accampamenti, dei movimenti delle truppe e delle battaglie. Stesso trattamento per i capitoli in cui Tolstoj pedantemente parla di storia, di guerra, di pace, di popoli, di storiografia, di valori e di valutazioni. A me piace quando lo scrittore esprime le sue idee e la sua visione del mondo, ma preferisco che lo faccia attraverso la narrazione e non per mezzo di lezioncine lunghe svariati capitoli, con le quali tra l'altro spezza completamente la tensione narrativa. Se la sua intenzione era quella di fare un'analisi storica, sociologica e filosofica (assolutamente parziale, tra l'altro) delle guerre napoleoniche avrebbe dovuto scrivere un saggio, non un romanzo.
Per quanto riguarda i capitoli che raccontano la guerra, invece, devo dire che all'inizio li trovavo interessanti, ma a lungo andare sono diventati troppo lunghi, troppo dettagliati e, per certi versi, troppo astratti.
Comunque, la cosa che ho detestato di più di questo romanzo è stato il francese. Pagine intere di frasi scritte in francese, senza nemmeno una nota (complimenti al curatore -.-), di cui non capivo assolutamente niente. Irritante.

Come sempre, i romanzi di Tolstoj sono popolati da una miriade di personaggi, piccoli individui miserabili, tra cui spiccano i protagonisti che, senza incarnare necessariamente valori positivi, si elevano leggermente dalla marmaglia indistinta costituita dal popolo e dall'alta società. Non posso dire di essermi affezionata a questo o quel personaggio, onestamente mi sono risultati tutti piuttosto irritanti e spesso dissennati, però ce n'è uno che mi ha colpito: il principe Andrej Bolkonskij. Non è simpatico, non è affabile, ma è carismatico e soprattutto, nel bene o nel male, agisce, s'interroga e fa qualcosa (non si lascia trascinare dagli eventi, dai soldi e dall'opinione pubblica). Essendo troppo brillante, ovviamente, fa una brutta fine! -.- Non solo fa una brutta fine, ma c'è un vero e proprio accanimento dello scrittore nei suoi confronti: padre abominevole, moglie oca che muore di parto, prima ferita di guerra e prigionia, seconda ferita di guerra e morte, tradimento della fidanzata, amicizia di Pierre (questa per me rientra nelle sfighe! :D) e vita spirituale assolutamente tormentata. Mi si dirà che anche Pierre e Nikolaj hanno patito tanto, ma, a parte che secondo me entrambi se lo sono meritati, alla fine hanno avuto il loro lieto fine.
Nikolaj non lo reggo, è opportunista e vigliacco, e anche se Tolstoj cerca di assolverlo alla fine descrivendolo come un marito esemplare (per l'epoca) di una moglie esemplare (Marja è di una noia mortale durante tutto il romanzo), per me rimane sempre quello che ha messo da parte Sonja quando ha trovato qualcosa di meglio, senza darle una spiegazione o chiederle scusa.
Pierre... nullafacente senza cervello. Tutti i suoi tormenti hanno una e una sola causa: la noia. Non è in grado di fare niente, fa proprie idee altrui, non riesce a portare a termine niente di quello che si propone, è una banderuola ed è vigliacco (non gli perdonerò mai l'indifferenza nei confronti del povero Platon, il soldato compagno di prigionia). Pierre si trova in situazioni assurde non per chissà quale motivo, ma semplicemente perché non prende MAI una decisione e si lascia trascinare dagli eventi. L'unica sua decisione è di sposare Natasha.
Natasha, mai lette le vicende di una ragazza così inconstante. All'inizio è totalmente fuori di testa, ma suscita tenerezza perché è poco più di un'adolescente. Da adulta rimane comunque una tizia che non è in grado di soffermarsi su un pensiero per più di 5 minuti, che vive così come viene e che non ha opinioni. Da ragazzina allegra e strafottente diventa un animale da riproduzione, il cui unico scopo è avere un marito, procreare e allevare la prole. D: Posso capire che a Tolstoj questo può sembrare un grande esempio di donna, ma io non posso fare a meno di pensare che è una fine davvero miserabile! Che cosa è successo a questo personaggio? Sembrava tanto energico e moderno!
I personaggi minori sono tutti più o meno insulsi, opportunisti, falsi e frivoli. I membri della famiglia Kuragin sembrano quasi geneticamente stronzi; Boris è la personificazione del lecchino; Berg, con sua moglie Vera, sembra un automa, è come se agisse in base a un programma memorizzato da qualche parte nel suo cervello; Dolochov è uno squilibrato. L'unico che mi ha da subito suscitato simpatia è Denisov, forse perché è equilibrato, si innamora, si commuove, è assennato, si preoccupa per gli altri, insomma è una persona normale! :D
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50 sfumature di orrore

Premetto che avendo letto i tre libri tutti di seguito, per me è difficile commentarli in modo separato. Quello che scrivo si riferisce a tutta la trilogia, quindi sicuramente contiene spoiler.

Perché ho letto questi libri? Non lo so. I commenti sparpagliati tra social network e blog o sono totalmente negativi o sono positivi, al limite dell'idolatria. Normalmente sarei rimasta indifferente a tutto questo perché i miei gusti si rivolgono verso altri generi, ma quando mi sono imbattuta in "è il sogno di tutte le donne!" la curiosità ha preso il sopravvento, purtroppo! :D

Brevemente, a me questa trilogia non solo non è piaciuta, ma mi ha proprio depresso per la banalità della trama, la superficialità della caratterizzazione e la sciatteria della scrittura.

All'inizio, andavo piuttosto spedita nella lettura spinta dalla curiosità e dall'effetto novità (come già detto non è il mio genere, non per i libri almeno), ma a metà del secondo libro è giunta la noia; leggere il terzo è stata un'impresa titanica e non l'ho abbandonato solo per sapere se avevo previsto correttamente il finale. Ovviamente sì. Non c'è niente che non si possa prevedere, gli eventi, per quanto inverosimili, sono assolutamente scontati. Cliché e ripetizioni la fanno da padrone e il tanto pubblicizzato sesso "estremo" è sempre uguale a se stesso e per niente erotico. Ho letto un discreto numero di shoujo/yaoi smut e persino i titoli più scadenti e beceri, risultano più intriganti di questa trilogia.

La trama è banale, ma il problema non è questo. Ci sono tanti libri con una trama banale, che si reggono sull'abilità narrativa dell'autore. Questo no. È un'accozzaglia di fatti inverosimili raccontati davvero male. A quanto pare la traduzione ha peggiorato quello che già non era eccelso in origine, ma al di là delle scelte lessicali discutibili, è proprio il modo in cui vengono raccontate le cose ad essere dilettantistico. I dialoghi sono ripetitivi e noiosi; in certi passaggi si intuisce che l'autrice cerchi di essere ironica, ma non ottiene questo risultato (non c'è uno scambio di battute che si possa definire brillante!). Inoltre usa (e abusa di) espedienti narrativi triti e ritriti come descrizioni allo specchio o vocine/dee interiori per esprimere stati d'animo e pensieri. Niente è lasciato all'immaginazione, tutto ci viene pedissequamente descritto, dagli stati d'animo ai vestiti, agli ambienti, alle automobili, ai gadget tecnologici come se fosse un tema di scuola elementare, con tanto di marche e schede tecniche (vedi il caso del MacBook).

Si ha la sensazione che la protagonista non stia mai zitta, la scelta della narrazione in prima persona mi ha reso frustrante la lettura, per non parlare dell'uso assolutamente insensato della punteggiatura e delle virgolette. E poi è proprio la scrittura ad essere pesante per via delle ripetizioni dei vari "piccola" "Miss Steel" "Mr Grey" "Mrs Grey" "mi prudono le mani" "mangia" "hai mangiato?"... e che palle!

Non mi va di scrivere considerazioni approfondite sui personaggi, sono tutti così stereotipati che davvero non c'è molto altro da dire. Nemmeno per i protagonisti c'è un minimo di approfondimento psicologico, sono bidimensionali e soprattutto irreali. Qualsiasi psicologo potrà confutare le presunte relazioni di causa ed effetto che l'autrice suggerisce tra il passato e il presente di Christian. Così come una ragazza di 21 che non si è mai toccata in vita sua è davvero inverosimile considerando sia la società in cui viviamo sia il fatto che la tizia è tutto fuorché una timorata di dio! La verginità è già più plausibile, non è che siamo pronte tutte nello stesso momento, ma il fatto che questa non abbia mai provato eccitamento sessuale, né attrazione per un uomo o una donna o un fictional character è davvero improbabile. Inoltre questa informazione è assolutamente contraddittoria con quanto afferma quando chiede a Mr Grey di pomiciare sul divano. E poi, come si parlano questi due tizi? Ma quando mai due persone con un qualche tipo di relazione romantica si dicono "perché non pomiciamo?" "ti voglio scopare..." etc? Se il mio fidanzato mi dicesse una cosa del genere gli scoppierei a ridere in faccia. E se a una qualsiasi domanda ricevessi come risposta "Io fotto senza pietà" non solo riderei (fino a morirne probabilmente), ma lo manderei assolutamente in bianco. Per favoooore! :D  Assolutamente ridicolo, così come è ridicolo che Ana si trasformi da vergine Maria a dea del sesso nel giro di 20 minuti e due orgasmi! :D

A quanto pare, quello che tutte le donne desiderano è proprio un uomo tipo Christian. Uno, cioè, che ti ordina cosa devi fare, quando devi mangiare, se prendere o no il contraccettivo, come ti devi depilare, quando e come andare a lavorare e che, in sostanza, ti tratta come una bambina di 5 anni, ma che ti fa godere, oh! come ti fa godere. E poi, che ci vuoi fare, è bello, bellissimo, assurdamente bello e ricco, ricchissimo, assurdamente ricco.

Contente voi. Se il mio uomo avesse avuto quella reazione vergognosa e squallida alla notizia di una gravidanza(*), sarebbe stato completamente cancellato dalla mia vita e da quella di mio figlio, altro che "sarà un buon padre, spero che ci ripensi". Dignità sotto le scarpe.

(*) da notare come Ana sia così deficiente da non essere in grado di prendere una pillola anticoncezionale, né di ricordarsi di fare un'iniezione al mese. Quanta maturità, davvero. E il fatto di avere 21 anni e una segretaria idiota non può essere una giustificazione, visto che questa tizia viene descritta come la ragazza per bene per eccellenza, con la testa sulle spalle e pochi grilli per la testa. Ah sì, fino a che non conosce l’uomo dalle “cinquanta sfumature di tenebra” (e anche qua, io sarei scoppiata a ridere in faccia a chiunque avesse usato un’espressione del genere :D ).
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mercoledì 18 luglio 2012

Cranford di Elizabeth Gaskell

*** SPOILER ***

Finalmente un romanzo di E. Gaskell divertente, sereno e addirittura pervaso di ironia! :D Tuttavia si tratta di un divertimento amaro: l'iniziale sorriso suscitato dall'aspetto grottesco delle vicende lascia presto il posto a una lieve malinconia e amarezza.
Le signore di Cranford sono per lo più zitelle o vedove, vivono la loro vita in base a pregiudizi, rigide regole sociali, rimpianti e ricordi. Sono così plasmate da anni di rituali ripetuti quotidianamente che risultano grottesche (e alcune anche con qualche rotella fuori posto :p), ma sono tutte a loro modo adorabili (esclusa l'onorevole Jamieson, ahahaha! XD).

Commento finale scritto nel gruppo di lettura:
Ho finito il romanzo! Che dire? E' sicuramente una lettura che mi ha sorpreso: non mi aspettavo un tono tanto ironico in un'opera di E. Gaskell. :D La prospettiva ironica della voce narrante e le vicende narrate spesso grottesche danno l'idea di un romanzo leggero e divertente, ma alla fine si tratta di un divertimento amaro. C'è un velo di malinconia e rimpianto che ricopre Cranford e l'aspetto grottesco è dovuto all'esasperazione di certi rituali stantii che imprigionano le protagoniste, come insetti nell'ambra. Matty è l'ennesima protagonista di E. Gaskell che deve patire molto prima di ottenere il suo lieto fine, anche se non so quanto si possa considerare tale.

Ammetto di non aver capito il senso del viaggio a piedi attraverso l'India della moglie di Brunoni, con un neonato al seguito per giunta. Il marito non era un mendicante, non avevano qualcosa da parte per viaggiare su un mezzo di trasporto? O_o Per me è totalmente illogico.
Delicatissimo Peter nel ricordare a Matty del suo amore per Holbrook come se fosse una cosa da niente. Ha la stessa mancanza di sensibilità del fratello scemo di Margaret di N&S.

Matty in ogni pagina ti fa venire voglia di abbracciarla, è davvero troppo tenera! E confesso, se io fossi stata una delle zitelle di Cranford, sarei stata sicuramente Pole! XD