lunedì 16 settembre 2013

La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier

Maledetta sia la narrazione in prima persona.
Non mi è piaciuto, per me è insipido e poco coinvolgente. Inoltre ho trovato un po' ridicola l'idea che una sguattera potesse dare consigli "estetici" a Vermeer e per di più farlo senza essere interpellata, nel diciassettesimo secolo!
Vermeer, poi, viene descritto come un uomo vigliacco e insulso, ma tanto bravo a dipingere. Non che dovesse essere per forza una persona per bene, ci mancherebbe, ma visto che della sua vita si sa pochissimo, mi ha dato fastidio questa interpretazione così libera e nettamente negativa.
Infine Griet è costantemente circondata da persone meschine, egoiste e vigliacche, perché? L'autrice forse pensava che sarebbe stato più facile simpatizzare con la protagonista se questa fosse stata vittima o in qualche modo vessata, oppure pensava di mettere in evidenza la sua modernità (fuori luogo e poco verosimile, secondo me)? Non ne ho idea, ma l'unica sensazione che ho provato è stata la mancanza di equilibrio nelle vicende della protagonista.

mercoledì 11 settembre 2013

Io ti guardo di Irene Cao

Emulo italiano di 50 sfumature. Condivide con quest'ultimo la banalità disarmante dei dialoghi e l'assoluta "monodimensionalità" dei personaggi. Ritroviamo ancora gli stereotipi soliti della ragazza intellettuale dal fascino inconsapevole, l'amica frivola, party-girl e mangia uomini, l'amico per bene e tanto a modo e il seduttore incallito macho e tormentato.
La trama è povera e prevedibile e l'uso odiosissimo della narrazione in prima persona dà l'idea di un diario adolescenziale (e la protagonista non fa molto per sembrare più matura di un'adolescente tra l'altro).
Merita una stellina in più di 50 sfumature perché è scritto meglio, molto meglio. Non ci sono ripetizioni, né stupidi espedienti narrativi (tipo la "dea interiore" -_- ), né descrizioni buttate a caso di macchine, computer, cellulari e vestiti. Le scene di sesso sono dosate con equilibrio e, soprattutto, non risultano ridicole, anzi... ;)

mercoledì 4 settembre 2013

Nobile Satiro di Lucinda Brant

In pratica è la versione non edulcorata di La pedina scambiata di Georgette Heyer. In realtà, le differenze non sono poche, purtroppo però, la sensazione di "già letto" mi ha accompagnato durante tutta la lettura.
Manca completamente l'ironia e la comicità di G. Heyer, ma proprio per questo i personaggi sembrano meno caricaturali, anche se meno divertenti. Il Duca oltre a essere il prototipo del macho dell'epoca, si scopre avere anche un lato sentimentale, quindi appare molto più "umano" di come viene descritto all'inizio del romanzo (e soprattutto meno "soprannaturale" rispetto al Duca di Avon di La pedina Scambiata).
Bella la componente "crime" (sì, lo so, è un po' esagerata come definizione :D) e inquietante il giusto il cugino psycho.
Mi è piaciuta anche la schiettezza con cui vengono riportati usi e costumi dell'epoca: è giusto chiamare le cose con il proprio nome e ricordare che le epoche passate nascondevano violenza e volgarità sotto una facciata di eleganza e affettazione.