mercoledì 23 aprile 2014

Verso Mauritius di Patrick O'Brian [Aubrey-Maturin #4]

SPOILER

Verso Mauritius è il quarto romanzo della serie di Aubrey e Maturin ed è quello che mi ha fatto patire di più! :D
Aubrey, dopo un periodo forzato a terra a mezza paga e la solita sfortuna che lo accompagna quando non è per mare, ottiene il comando della Boadicea con gli ordini di recarsi al Capo di Buona Speranza, per poi dirigersi verso Mauritius per conquistare l'isola e porre fine alle scorribande delle navi da guerra francesi. Giunto al Capo, Aubrey riceve dall'ammiraglio Bertie l'insegna di commodoro e inizia la sua missione.
Per la prima volta, Jack non prende parte direttamente all'azione, ma coordina le azioni dei comandanti a lui sottoposti, i quali mossi da invidie reciproche e ambizioni personali, sono più interessati a recitare il ruolo di primadonna piuttosto che a collaborare. Dopo aver conquistato facilmente Reunion, la flotta inglese subisce gravi perdite a Ile de la Passe (un'isola nella barriera corallina di Mauritius) al punto da mettere a rischio l'esito della missione.
La battaglia presso Grand Port e Ile de la Passe è stata terribile! I comandanti inglesi bruciano il vantaggio sui francesi e alla fine perdono quattro navi: Sirius e Magicienne incendiate, Nereide catturata e Iphigenia abbandonata e catturata. La vera protagonista della battaglia è la barriera corallina, insidiosa e infida che impedisce alle navi di manovrare in sicurezza e amplifica gli errori compiuti dai comandanti inglesi. Per tutta la durata della battaglia il commodoro Aubrey si trova con il resto della flotta a Saint-Denis e nonostante la sua assenza fisica, è stato sempre presente nei miei pensieri (LOL). È impossibile non chiedersi cosa avrebbe fatto Jack, come avrebbe manovrato la sua nave, si sarebbe arreso come Clonfert o avrebbe abbandonato la nave come Pym (dubito). In questo romanzo si percepisce tutta la frustrazione di Jack a dover essere "solo" uno spettatore dell'azione e quando alla fine deve intervenire per tentare di recuperare gli errori dei suoi comandanti, finalmente riappare il vecchio Aubrey audace, ma non sconsiderato. Ed è questa una delle differenze principali con Clonfert. Quest'ultimo è sconsiderato, è così insicuro, competitivo e ansioso di primeggiare che si butta, quasi alla cieca, in azioni inutilmente rischiose. Jack, al contrario, sottomette la sua ambizione alle necessità del comando e alla sicurezza dei suoi uomini e della sua nave. Non si tira indietro in uno scontro, ma non immola il suo equipaggio e non rischia la sua nave solo per pavoneggiarsi in società e acquisire titoli.
[Jack] Fino a questo momento aveva sempre sopportato questi rovesci della fortuna con singolare magnanimità, assai maggiore di quanto mi aspettassi. Non una parola sulla disastrosa follia di Clonfert [...]. Nessun commento nemmeno sulla cocciuta stupidità di Pym. E tuttavia la grandezza d'animo ha i suoi limiti: forse questo è il punto di rottura?
No, non lo è. Jack, anche quando l'ammiraglio Bertie appare al momento giusto per accaparrarsi gli onori della missione, rispetta il servizio e la gerarchia, visti come un bene superiore e come basi imprescindibili per la solidità delle istituzioni. Sfortunatamente, rappresenta un'anomalia in un mondo di personalismi, invidie, avidità ed egoismo.
Come già detto in precedenza, io subisco tutto il fascino del comandante Aubrey e sono felicissima che esistano ancora 15 libri prima di dovermi separare da lui. :D
Onore a O'Brian per aver creato una coppia di protagonisti con pari dignità e considerazione, in cui nessuno dei due si riduce a fare da spalla all'altro. Maturin è indispensabile alla narrazione quasi quanto Aubrey. È il deus ex machina per eccellenza e vigila sull'amico come un vero fratello, anzi forse anche più di un fratello essendo completamente indifferente a cose come invidia e competizione.

venerdì 18 aprile 2014

Buon vento dell'Ovest di Patrick O'Brian [Aubrey-Maturin #3]

SPOILER

Ho finito anche Buon vento dell'Ovest, il terzo capitolo della serie di Aubrey e Maturin di Patrick O'Brian. Il buon vento dell'Ovest è quello che gonfia le vele della Surprise in viaggio verso le Indie Orientali.
Ribadisco quanto detto per i due romanzi precedenti: sono assolutamente entusiasta di questa serie e anche se gli eventi possono sembrare ripetitivi, la noia non ha mai fatto capolino. Sono stata totalmente rapita dalla lettura, al punto da staccarmene con difficoltà e solo quando era proprio necessario.
I due protagonisti sono molto affascinanti e carismatici, mentre i personaggi secondari non sono buttati via, ma hanno una loro dignità anche se possono risultare leggermente stereotipati. Qualcuno ha mai pensato che Diana Villiers potesse comportarsi in modo diverso? Io no. La fiction è piena di donne del genere, intrappolate nel ruolo che pensano di dover interpretare. E non solo la fiction. Nonostante non mi aspettassi niente di buono da Diana, ci sono rimasta malissimo quando parte con l'americano. Mi ha ricordato terribilmente Willoughby di Sense & Sensibility. Beh, spero che il capitolo Diana sia finalmente archiviato e dimenticato, Maturin merita di meglio. Povero Stephen! Catturato e torturato a causa dell'imprudenza del Primo Lord dell'Ammiragliato e abbandonato dal suo grande amore, senza dimenticare il tragico duello e la piccola Dli. :( Come nel precedente, anche in questo romanzo spicca particolarmente il lato umano di Stephen, la sua debolezza, tenerezza e insicurezza nascoste da una facciata di distacco analitico e razionalità.
Quanto a Jack, è sempre splendido. :D Sono di parte, lo so. Mi riconosco molto in Maturin e forse per questo, subisco il fascino di Aubrey, in mare però. :D
La navigazione della Surprise è coinvolgente e suggestiva; ho patito anche io la mancanza dei venti a nord dell'Equatore, lo scorbuto, la tempesta nell'Oceano Antartico e in generale la lentezza del viaggio verso le Indie Orientali; e ho fatto il tifo per Aubrey e la sua flotta di navi della Compagnia delle Indie, nella battaglia contro le fregate francesi.
Non c'è molto altro da dire perché, come ho già scritto, per me questo romanzo conferma le impressioni positive dei precedenti.

lunedì 14 aprile 2014

Jack e la Polychrest

Costa sottovento - Patrick O'Brian - Longanesi

Jack ruzzolò insieme agli altri, fu calpestato e, quando riuscì a districarsi dal groviglio di arti e di corpi, con un balzo si portò all'impavesata. «Goodridge! Goodridge! Potete portarla ad affiancarci?»
«Non oso, signore, non con la marea calante, ho solo un paio di braccia di profondità qui. Non avete barche?»
«No. Recuperate la gomena e intugliatene un’altra. Mi sentite?» Quasi non riusciva a sentire se stesso. I brigantini avevano virato di bordo e ora stavano facendo fuoco sul banco di sabbia dalle vicinanze del porto. Si tolse la giacca, posò la spada e mentre si tuffava in acqua un pezzo di ferro lo colpì alla testa, mandandolo quasi a fondo; ma, sebbene fosse intontito, il suo corpo reagiva automaticamente e ben presto la mano incontrò la murata della Fanciulla. «Issatemi a bordo», gridò.
Sedette sul ponte, ansimando, gocciolante. «C’è qualcuno che sa nuotare qui?» Silenzio, nessuna risposta. «Potrei provare attaccandomi a una grata», disse una voce ansiosa.
«Passatemi la cima», disse Jack, avviandosi alla biscaglina.
«Non volete sedervi e bere qualcosa? Siete tutto insanguinato, signore», domandò Goodridge supplichevole. Jack scosse il capo con impazienza e il sangue sprizzò sul ponte. Con la marea in fase calante, ogni secondo contava. Intorno alla Polychrest l’acqua era già più bassa di almeno sei pollici.
Scese la scaletta, si calò in acqua e si allontanò nuotando sul dorso. Il cielo era attraversato dai lampi delle esplosioni quasi continue e negli intervalli la luna brillava, incurvata come uno scudo. Di colpo Jack si rese conto che c’erano due lune che galleggiavano, si allontanavano l’una dall'altra, giravano, e Cassiopea non si trovava dove doveva essere. L’acqua gli riempì la gola. «Perdio, sono stanco, i sensi se ne vanno», disse e, rigirandosi, alzò la testa per rendersi conto della sua posizione. La Polychrest era lontana alla sua sinistra, non davanti a lui. E a bordo gridavano, sì, stavano gridando. La cima arrotolata a una spalla, si concentrò con tutte le sue forze, fissando la nave, tuffando il capo a ogni bracciata, rialzandolo per fissarla di nuovo; ma che deboli bracciate… certo, stava andando contro la corrente di marea. E come era pesante la cima!
«Così, sì, così va bene», disse, cambiando direzione per tener conto della corrente. Nelle ultime venti iarde gli parve che le forze si ravvivassero, ma riuscì soltanto a restare lì, sotto la poppa, senza più fiato per salire. A bordo si stavano agitando, cercavano di tirarlo su. «Prendete la cima, che Dio vi stramaledica tutti quanti», cercò di gridare con una voce che gli giungeva da lontano. «Portatela a prua e virate, virate…»
In fondo alla biscaglina Bonden lo aiutò a uscire dall'acqua, lo guidò sul ponte e là Jack rimase seduto su un barile di micce mentre il cabestano girava prima veloce, poi sempre più lentamente. E mentre il cabestano girava, l’onda lenta, insistente, sollevava la poppa della Polychrest, depositandola poi con un tonfo sulla sabbia indurita; e tutta l’artiglieria francese continuava a martellarla. Il carpentiere gli passò accanto di corsa con la stoppa in mano per tappare un’ennesima falla. La Polychrest era stata colpita almeno una dozzina di volte da quando era ritornato a bordo, ma per Jack quel fuoco ininterrotto non aveva importanza in quel momento, era solo un rumore di fondo, un semplice fastidio, un ostacolo all'opera che sola contava.
«Vira forte, vira forte!» gridò. Ora lo sforzo era al massimo; non un clic dalle castagne del cabestano. Jack barcollò fino a un posto vuoto su una barra e vi si gettò sopra con tutto il suo peso, scivolò sul sangue, puntò di nuovo il piede. Clic: tutto il cabestano gemeva. Clic. «Si muove», bisbigliò l’uomo accanto a lui. Uno stridere lento, esitante, poi l’onda arrivò da poppa e la nave si sollevò. «Galleggia! Galleggia!» Un entusiasmo selvaggio, e un’acclamazione lontana in risposta.
«Vira, vira», disse. Doveva essere liberata completamente. Ora il cabestano girava, girava più rapidamente di quanto la gomena potesse essere passata avanti; la Polychrest avanzò pesantemente nel canale profondo. «Basta virare. Tutta la gente a far vela. Signor Parker, tutto quello che si può spiegare.»
«Come? Chiedo scusa, signore, non ho…» Non importava. I marinai che avevano sentito erano già a riva: la vela di maestra lacerata venne spiegata, la vela di straglio di maestra era quasi intatta e la Polychrest aveva sufficiente abbrivo per governare, Jack la sentiva viva sotto di sé e la vita rinacque anche nel suo cuore, colmandolo. «Signor Goodridge!» gridò con rinnovato vigore, «tagliate i cavi e portatemi fuori del Ras du Point e poi filate un'alzana non appena vi sarete mossi.»
«Aye, aye, Sir.»
Andò alla ruota, portando la nave sul lato sopravvento del canale, in modo che il suo scarroccio non la facesse arenare di nuovo. Signore Iddio, com'era pesante e come arrancava sull'onda! E come era bassa sull'acqua. [...] «Signor Pullings, prendete con voi qualche marinaio svelto e cercate di raccogliere l'alzana. Che c’è, signor Gray?»
«Sei piedi d’acqua di sotto, signore, prego. E il dottore chiede se può mettere i feriti nella vostra cabina. Li ha spostati dall'infermeria al quadrato, ma ormai è allagato anche quello.»
«Sì. Certamente. Non potete turare ancora le falle? Le pompe entreranno in azione fra poco.» «Farò del mio meglio, signore; ma temo che non si tratti dei fori dei proiettili. La nave si sta aprendo come un fiore.»
[...]
E dopo quella mezz'ora, il tempo necessario a percorrere il canale e a provocare tutto quello sfacelo, la Polychrest avanzava così pesantemente, sforzando a tal punto l'alzana, che Jack chiamò la Fanciulla e il bastimento da trasporto perché gli si affiancassero.
Scese sottocoperta, aiutato da Bonden, e si assicurò della veridicità del rapporto disperato del carpentiere; dopo avere dato le disposizioni necessarie per il trasferimento dei feriti sulla corvetta e per la sistemazione dei prigionieri, mise al sicuro le sue carte. Mentre i tre velieri dondolavano sull'onda gentile della bassa marea, rimase seduto in coperta a guardare gli uomini stanchi che trasportavano dalla Polychrest i loro compagni, i loro averi e tutto il necessario.
«È tempo di andare, signore», disse Parker, con Pullings e Rossall pronti a sollevare il loro comandante fuoribordo.
«Andate», disse Jack. «Io vi seguirò.» Esitarono; poi, colta la nota appassionata nella sua voce e sul suo viso, passarono sulla corvetta e si trattennero all'impavesata. Il vento era girato e soffiava ora da terra; il cielo si andava schiarendo a oriente; erano fuori del Ras du Point, al di là delle secche, e l’acqua al largo era di un bell'azzurro profondo. Jack si alzò in piedi, si avviò, sforzandosi di camminare diritto, fino al portello sfondato di un cannone; saltò, un salto appena sufficiente a portarlo sulla Fanciulla, barcollò, poi si girò a guardare la sua nave. La Polychrest impiegò più di dieci minuti a colare a picco e a quel punto il sangue, quel poco che gli era rimasto, aveva formato una pozza ai suoi piedi. L’aria uscì in un sospiro dai boccaporti e la nave affondò lentamente, posandosi sul fondo, la punta degli alberi scheggiati che fuoriusciva di un piede dall'acqua.
«Vieni, fratello», gli disse Stephen all'orecchio, come in un sogno, «devi scendere da basso, stai perdendo troppo sangue. Vieni, vieni. Presto, Bonden, aiutatemi a trasportarlo.»

venerdì 11 aprile 2014

Coriolanus

Ieri sera sono andata al cinema a vedere Coriolanus (National Theatre Live).
Non smetterò mai di ringraziare NTLive per questi eventi, anche se l'orario in cui gli spettacoli vengono proiettati è sempre problematico: dopo una giornata di lavoro è un po' pesante seguire una rappresentazione teatrale sottotitolata che dura in media 2 ore e 3/4, più la pubblicità. Ieri per esempio l'orario di inizio della proiezione era 20.45 e siamo usciti dal cinema a mezzanotte. Se l'opera non ti prende subito, il sonno prevale e allora diventa una tortura. Per esempio, ho visto due volte Frankenstein di Danny Boyle con Benedict Cumberbatch e Jonny Lee Miller senza colpo ferire, ma The Audience con Helen Mirren e Macbeth con Kenneth Branagh sono stati davvero difficili da reggere, nonostante fossero oggettivamente bellissimi. Ieri temevo, appunto, che Coriolanus rientrasse nella seconda categoria... e mi sbagliavo! :D

Coriolanus

Non conoscevo questa tragedia di Shakespeare, ma ne conosco pochissime, quindi non fa testo. Conoscevo però alcuni attori protagonisti e non vedevo l'ora di vederli tutti insieme. Tom Hiddleston è Tom Hiddleston, quasi tutti lo conoscono per il personaggio di Loki, ma ha recitato anche in War Horse, Miss Austen Regrets, The Hollow Crown e in altre produzioni che non ho visto. Chiaramente Hiddleston è il nome di punta, a cui probabilmente si deve la popolarità di questo evento: il cinema era molto più pieno del solito e ogni tanto partivano gli urletti da crisi ormonale (per fortuna solo durante la pubblicità). Mark Gatiss interpreta Menenio e io lo adoro. Non servono altre spiegazioni. XD E poi c'è Hadley Fraser che ho conosciuto come Raoul nel 25th Anniversary di The Phantom of the Opera. È stato una sorpresa perché nel POTO 25th mi era sembrato un po' OOC, troppo rabbioso per un Raoul che per 3/4 della storia è convinto che Christine abbia solo una fervida immaginazione. In Coriolanus, invece, mi è piaciuto tanto, anche lui.

Coriolanus
Complessivamente la tragedia mi è piaciuta, nonostante l'allestimento non classico (non sono un'amante del teatro moderno a tutti i costi, diciamo così). Avrei preferito un po' meno veemenza da parte di Volumnia e secondo me c'è un po' di overacting (credo, assolutamente voluto) da parte dell'attrice. A essere sinceri il personaggio di Volumnia proprio non mi è piaciuto, l'ho trovato irritante, ipocrita ed egoista. E soprattutto, parla troppo. :D La supplica finale con cui convince il figlio a sacrificarsi per il bene di chi lo aveva scacciato e umiliato, è stata lunghissima e ignobile.
Il finale mi ha preso alla sprovvista, mi aspettavo una carneficina totale e invece a pagare è solo Coriolano, troppo puro (non nel senso di buono eh) e onesto. Non capisco perché Gatiss si riferisca a Coriolano come un proto-fascista, secondo me i fascisti sono i tribuni della plebe, populisti e mistificatori. Coriolano schifa profondamente il popolo visto come un insieme di vigliacchi approfittatori che vogliono usurpare il potere ai patrizi, ma tutto quello che gli succede è appunto dovuto al suo manifestare apertamente questo sentimento di disprezzo. Auspica una tirannia o meglio un'oligarchia dei nobili, ma tutto gli si può dire tranne che è populista, caratteristica indispensabile, a mio avviso, per qualsiasi accusa di fascismo. :D
Considerazioni politiche a parte, anche se di politica ce n'è davvero tanta in questa tragedia, il carisma di Tom Hiddleston regge buona parte dello spettacolo, è davvero bravo e al momento dei saluti, mi è sembrato anche discretamente esausto. Non che gli altri attori non siano bravi, ma lui spicca su tutti.

Foto: Coriolanus - NTlive.com

giovedì 10 aprile 2014

Costa sottovento di Patrick O'Brian [Aubrey-Maturin #2]

SPOILER

Ho finito anche il secondo romanzo della serie di Aubrey e Maturin e ne sono entusiasta.
Come il precedente è davvero avvincente, soprattutto durante la navigazione. Si parte con il naufragio della Bellone e si raggiunge il culmine dell'azione con la cattura della Fanciulla e l'affondamento della Polychrest. A terra, invece, il romanzo si sviluppa come un qualsiasi romanzo dell'epoca (anche se non è stato scritto in quel periodo :D), con i classici topoi dell'affascinante avventuriera in stile Mary Crowford o Becky Sharp (Mansfield Park di Jane Austen e La fiera delle vanità di Thackeray), della mite e angelica fanciulla in balia di una madre bisbetica (Mrs. Bennett?) e dei debiti insolvibili (Dickens? Thackeray?). Anche se sa di già letto, non risulta comunque noioso e l'ingresso di due donne contribuisce a delineare meglio le personalità dei due protagonisti.
In particolare, l'attenzione si concentra su Maturin, sul suo essere una spia perfetta, abile con la spada e la pistola, ma totalmente incapace di gestire i rapporti interpersonali, soprattutto con l'altro sesso. Una serie di malintesi, di frasi non dette e di sotterfugi, crea tra i due amici una tensione tale che li porta a sfidarsi a duello. Un duello che non si terrà mai: non ci viene detto perché, ma è facile intuire che la motivazione risieda nella profonda amicizia, fiducia e vicinanza tra i due. Penso che quella tra Aubrey e Maturin sia una delle bromance più belle mai lette, è molto coinvolgente e verosimile, tiene conto delle personalità molto diverse di entrambi e delle gelosie che nascono trai due. Sono così affiatati e carini insieme che tra un po' inizierò a shipparli! :D
In ogni caso, anche se in questo romanzo ci si sofferma molto sugli stati d'animo e i pensieri di Maturin che spesso rappresenta la voce narrante, Aubrey non viene messo da parte. Dato che, per vari motivi, passa molto tempo a terra, la differenza tra le sue due personalità è molto più evidente. Ancora una volta ci viene mostrato un Jack goffo e impacciato che viene disarcionato da cavallo e che gestisce la sua casa come se fosse la sua nave, ingenuo e imprudente nel relazionarsi con le donne, e un comandante Aubrey coraggioso, audace e carismatico, sensibile all'umore dei marinai e capace di un rapporto quasi fisico con la sua nave. È un personaggio molto affascinante, che si ama o si trova insopportabile. Per me è un adorabile cazzone. :D

venerdì 4 aprile 2014

Primo comando di Patrick O'Brian [Aubrey-Maturin #1]

SPOILER

Primo comando, in inglese Master and Commander, è il primo di una serie di romanzi di Patrick O'Brian, ambientati durante le guerre napoleoniche. Se il nome vi sembra familiare, non è un caso: è il romanzo a cui si ispira il film Master and Commander con Russell Crowe. Sono giunta a questo libro dopo aver letto un post che mi ha, ovviamente, incuriosito tantissimo, scritto da un janeite (yes, a man! ^_^ ).
È un romanzo di avventura e, se escludo Viaggio al centro della Terra e Il giro del mondo in 80 giorni che per me sono state più favole che romanzi*, penso sia il primo romanzo di avventura che leggo. Non avevo aspettative molto alte, pensavo fosse solo un romanzo ambientato su una nave da guerra, cosa può mai succedere, a parte gente mutilata o morta? Ecco, chiaramente mi sbagliavo!
Nonostante il racconto sia abbastanza ripetitivo, è davvero avvincente. In sostanza il brigantino/corvetta Sophie non fa altro che navigare nel Mediterraneo, intercettando navi spagnole e francesi, scontrandosi con esse e uscendone vincente o perdente, ma questo non risulta mai noioso perché i personaggi sono molto credibili e si comportano in modo coerente, mentre le azioni di guerra curate e dettagliate rendono la narrazione verosimile e mai scontata. Non ci sono eroi, non ci sono uomini perfetti che incarnano ideali o virtù, si tratta solo di uomini, alcuni avidi, altri stupidi, altri incoscienti, altri ancora coraggiosi, immaturi, testardi, infidi, vigliacchi, manipolatori, invidiosi, feriti, tormentati, teneri, intelligenti, ma sempre e solo uomini. Questo continuo mostrare le debolezze dei vari personaggi rende subito chiaro che non ci saranno personaggi immuni al dolore e alla sofferenza, fisica o psicologica che sia. Inoltre, e questo non me lo aspettavo, la personalità dei personaggi principali, ad esclusione di Maturin, cambia a seconda che si trovino per mare o a terra. Il capitano Aubrey che a terra risulta essere un ragazzone goffo, sanguigno e un po' inopportuno, a bordo è invece deciso, audace, carismatico e, per certi versi, saggio.
Mi è dispiaciuto davvero tanto per Dillon, più per il suo tormento interiore che per il resto e avrei voluto che ci fosse un chiarimento prima che fosse troppo tardi. Ci ho sperato fino all'ultimo, ma complimenti a O'Brian perché non mi ha accontentato e mi ha colto alla sprovvista. Dopotutto in base alla mia esperienza, è più facile che un malinteso rimanga tale piuttosto che una delle due parti si decida a risolverlo, quindi perché in un romanzo sarebbe dovuto essere diverso? Forse proprio perché è un romanzo e lì si può edulcorare un po' lo squallore della realtà. :D Comunque, come ho scritto, la fine di Dillon mi ha sorpreso e anche io come Aubrey ho pensato a lui per molto tempo. In generale, questo romanzo è riuscito a farmi provare molte sensazioni, dalla tensione per l'esito degli scontri, al senso di libertà, passando per indignazione, tenerezza, soddisfazione, delusione, orgoglio. Giusto il finale mi ha lasciato un po' interdetta perché non mi aspettavo che finisse in modo così netto e improvviso, ma considerando che si tratta di una serie, ci sta.
Il grande difetto, se così si può chiamare, di questo libro è l'immenso vocabolario nautico necessario per capire la vita a bordo, la configurazione delle navi e le varie manovre. Alla fine del libro c'è un piccolo dizionario, ma non è facile ricordare tutti i termini e non si può consultare una definizione ogni tre righe senza rovinare il ritmo della lettura. Inoltre, la mia curiosità mi ha praticamente costretto a cercare su Google le foto dei vari velieri citati, almeno per capire a grandi linee la differenza, per non parlare delle varie vele e sezioni di una nave che risultavano poco chiare anche dopo aver letto le rispettive definizioni. Dopo un po' mi sono arresa e ho deciso che una vela resta una vela indipendentemente dalla sua forma, dimensione e posizione. :D
In generale, questo romanzo è stata una bellissima sorpresa e mi ha completamente catturato. Ho già iniziato il successivo della serie, Costa sottovento.

 *Perdonami, Jules, non è colpa tua, è il tempo e il progresso scientifico! Comunque, sappi che mi sono divertita molto a leggere i tuoi libri.