martedì 28 ottobre 2014

Il ritorno [La saga di Claire Randall #3, Outlander #2]

Non so davvero cosa scrivere riguardo a Il ritorno. Il libro non mi è piaciuto, ma non mi ha fatto propriamente schifo (al contrario di Amuleto d'ambra).
Penso che il problema de Il ritorno derivi dall'essere la seconda parte di Drangonfly in amber e in quest'ottica, quest'ultimo è un libro senza capo né coda. Succedono tantissime cose, ma il libro non risulta omogeneo. Hanno fatto benissimo a dividerlo in due perché tra la prima e la seconda parte sembra davvero di leggere due libri completamente diversi.

SPOILER

L'aspetto che mi è piaciuto di più è l'idea dell'ineluttabilità del destino (seppur io non creda nell'esistenza del destino), ovvero l'idea che certi eventi debbano succedere e succederanno indipendentemente da come si cerchi di cambiare le carte in tavola. E anzi, alla fine non si sa se ciò che si è cercato di evitare sia accaduto in un certo modo proprio a causa di questa interferenza. Sappiamo storicamente che la battaglia di Culloden fu una carneficina, ma sappiamo anche che, nel romanzo, Jamie e Claire hanno complottato contro il principe Stuart facendogli perdere finanziamenti e appoggi. Se Charles avesse avuto quello che gli era stato promesso, le sorti della battaglia sarebbero state diverse? Avrebbero vinto gli scozzesi? Non lo possiamo sapere e l'autrice non è interessata a questo aspetto:  riflessioni del genere sono completamente estranee al romanzo e probabilmente una ucronia sarebbe stata più difficile da gestire e scrivere, dopotutto D. Gabaldon non è mica Philip K. Dick! Ennesima occasione persa, quindi.

In ogni caso, scrivere un romanzo storico è complicato e non basta documentarsi in biblioteca per esserne capaci. Richiede un'abilità narrativa che va al di là del semplice resoconto degli eventi perché l'opera di fantasia deve risultare credibile e deve innestarsi verosimilmente nel flusso storico. Quando penso al romanzo storico mi vengono sempre in mente I miserabili, Memorie di Adriano e Guerra e Pace. In tutti e tre i romanzi, gli autori non piegano la Storia alle loro necessità narrative, piuttosto la rendono protagonista. I loro personaggi sono uomini e donne espressione di quel determinato periodo storico (che nel caso di Hugo e Tolstoj era di poco precedente al loro), pensano e si comportano coerentemente e hanno una profondità data anche dall'epoca in cui nascono e vivono. Tutto questo non accade con Il ritorno e con i precedenti. La Storia è solo la scenografia statica del teatro in cui si muovono i personaggi, che spesso sembrano macchiette, mentre altre volte risultano anacronistici.

Tra le tante cose che non mi sono piaciute, c'è la solita ingenuità con cui viene costruita la storia. L'uso di coincidenze sfacciatamente fortunate, che portano alla risoluzione dell'evento drammatico, va bene se sei Dickens e se in generale sai come scriverlo, non va bene se quello che resta al lettore è la sensazione di aver letto una forzatura. Non è un difetto (chiamiamolo così) solo di D. Gabaldon; per esempio, ho riscontrato la stessa cosa in Ruth di Elizabeth Gaskell, che condivide con la scrittrice americana un certo gusto per il dramma spinto e la tragedia.
Sempre in tema tragedia, a un certo punto il romanzo diventa un'ecatombe di personaggi secondari, senza considerare la battaglia di Culloden in cui, storicamente, muoiono più o meno... tutti.
Tra i personaggi secondari rilevanti muoiono Colum, Rupert, Hugh Munro, Alex Randall, Il Duca di Sandringham e Dougal. Poi c'è Culloden i cui esisti nefasti ci verranno descritti nel romanzo successivo. Non ho mai apprezzato l'abuso della morte per far andare avanti le trame, l'ho sempre visto come una scarsa abilità dello scrittore nel trovare una dimensione ai suoi personaggi. È chiaro che, come nella vita, anche nei libri, la gente muore, ma far fuori praticamente 3/4 dei personaggi solo per avere il colpo di scena non credo che metta in evidenza le qualità narrative di uno scrittore.
Tra l'altro, la cosa che ho trovato davvero fastidiosa è che i personaggi superstiti subiscono lutti e tragedie, ma il dolore non viene mai approfondito. Viene sempre dato un resoconto superficiale delle conseguenze umane a questi eventi drammatici, senza mai coinvolgere pienamente il lettore, senza suscitare un minimo di struggimento o compassione. I personaggi sembrano sopportare tutto stoicamente e vanno avanti con le loro attività senza un momento di sbandamento, senza un crollo, senza coinvolgimento. Se ai personaggi per primi non interessa di chi muore, perché dovrebbe interessare a me lettore?
Ricordo come se fosse ieri la morte dell'amante di Adriano, in Memorie di Adriano, perché non credo di aver letto qualcosa di più struggente e sentito, così coinvolgente, così doloroso. La sofferenza dell'imperatore trasudava dalle parole scritte e mi colpiva con una forza a cui era difficile restare indifferenti.
Vogliamo parlare, invece, di Brianna che viene a sapere la verità sull'identità di suo padre? Una scena altamente drammatica scritta in modo completamente piatto e banale. Una reazione così finta, un cliché senza alcun impatto emotivo sul lettore. Come se non bastasse, lo shock per questa notizia non solo viene superato in un niente, ma la ragazza diventa improvvisamente attaccatissima al vero padre, pur non avendolo mai visto. Diventa improvvisamente figlia di un perfetto sconosciuto e l'amore del padre adottivo viene dimenticato in un cassetto della memoria, esattamente come sua madre aveva fatto 23 anni prima. Ma come si può parlare di personaggi ben scritti davanti a tanta superficialità? Sono sagome di cartone.

A tutto questo si aggiungono le solite trovate assurde in stile soap opera che fanno oscillare il romanzo tra momenti comicamente drammatici e momenti drammaticamente comici.
Trovo incredibile il successo planetario di questa saga: ogni volta inizio il romanzo successivo sperando di capire cosa ci vedano di bello gli altri lettori e ogni volta resto delusa.

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič #2

Oooh~♥


Come sono felice di averti scoperto.

lunedì 27 ottobre 2014

Eroi moderni

Really? Well, on my planet, there’s a legend about people like you. It’s called Footloose. And in it, a great hero, named Kevin Bacon, teaches an entire city full of people with sticks up their butts that dancing, well, it’s the greatest thing there is.



Ho adorato Guardians of the Galaxy. La mia anima nerd e quella '80s-nostalgic erano in visibilio.

venerdì 24 ottobre 2014

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič

Nuova scoperta, pura esaltazione.


Seconda parte

Cercavo concerti per pianoforte (mi piace aggiungerne di nuovi a quelli che ascolto di solito), ma sono rimasta affascinata dalle sinfonie. Stupendo.

sabato 11 ottobre 2014

Amuleto d'ambra [La saga di Claire Randall #2, Outlander #2]

Ho finalmente finito di leggere Amuleto d'ambra, la prima parte di Drangonfly in amber.
Dato che D. Gabaldon è logorroica e inutilmente prolissa, l'editore italiano ha pensato bene di guadagnarci il doppio dividendo i libri a metà. E nonostante ciò Amuleto d'ambra sembra non finire MAI.

*** SPOILER***

Ritroviamo Claire e Jamie in viaggio verso la Francia dove si sistemeranno a Parigi, ospiti del cugino Jared, con l'intento di boicottare il principe Charles Stuart, figlio di Giacomo pretendente al trono inglese.
In  barba a tutta la solita retorica sui viaggiatori nel tempo riguardante il non alterare gli eventi, loro decidono che la battaglia di Culloden non ci sarà.
Il libro è un susseguirsi di pagine e pagine di resoconti delle attività di Jamie e Claire: cene, incontri, sesso, pettegolezzi, violenze. Le solite cose, insomma.

Jamie, a tutte le abilità descritte nel libro precedente, aggiunge anche quella di essere un bravissimo mercante di vini e alcolici. Ah, dimenticavo è anche un abilissimo giocatore di scacchi. Ovviamente per chissà quale motivo da signor nessuno scozzese diventa un personaggio così in vista, ma così in vista da essere invitato al risveglio di Luigi XV! E il Re lo nota al punto da invitarlo PERSONALMENTE a Versailles.
Ora... Laird. Cosa è un laird? Non è un lord, assolutamente no. È un titolo associato a una proprietà terriera equivalente al gentiluomo di campagna inglese. Jamie non è nemmeno capoclan come Collum e anzi, attualmente è un commerciante, quindi perché cavolo gode di tutta questa importanza tra la nobiltà? Se la fa con i conti, i duchi e i banchieri più in vista, fa vita di corte nemmeno fosse il conte di Fersen (che non c'entra un tubo, ma non mi veniva in mente nessun altro conte). Perché? Perché Diana ha deciso così, anche se non ha senso. Tralasciamo il fatto che gli esponenti della bassa nobiltà francese facessero carte false per essere invitati a corte e spesso non riuscivano in questo intento, nonostante la prostituzione di mogli e figli, la corruzione, etc... Non dico leggersi un libro di storia del liceo (troppo impegnativo), ma Versailles no bara non è arrivato in USA? ¬_¬

Claire è sempre la solita Claire incapace di stare zitta e di capire quando fare qualcosa, ma soprattutto quando non farla (tanto c'è sempre qualcuno a vegliare e a toglierla dagli impicci). Non appena scende dalla nave fa uno sgarro al Conte Non-mi-ricordo, il quale ovviamente attenterà alla vita di Jamie e alla virtù (ahahahah) di Claire, ma a pagarne le spese sarà, altrettanto ovviamente, un innocente. La storyline di Claire culmina nel ridicolo quando si concede a Luigi XV in cambio della liberazione di Jamie, rinchiuso nella Bastiglia. Voglio ignorare volontariamente l'immensa idiozia della storia della Dama Bianca.
Come era facile immaginare, Claire non porta a termine la gravidanza. Non penso dipenda dagli ettolitri di brandy e vino che beve di continuo, quanto dall'incapacità della scrittrice di far andare avanti una storia senza l'uso di drammi e tragedie. L'aborto giustamente mancava. Quello che non mancava era il ricorso a trovate paranormali indecenti e infatti Mastro Raymond salva Claire da morte certa con la sola imposizione delle mani... o meglio masturbandola. Bello ed elegante, senza dubbio; fa il paio con il "rituale" che salva Jamie nell'abazia. Voglio, ancora una volta volontariamente, ignorare la vera natura di Raymond perché è una cosa troppo troppo troppo troppo stupida (al pari del cavallo d'acqua di Loch Ness).

Seguendo un trend iniziato nel primo libro, lo stupro è il terzo protagonista, dopo Claire e Jamie. Non so se si può definire stupro l'atto sessuale tra Luigi e Claire, ma sicuramente lo è quello che subisce la futura Mary Randall che viene violentata per strada e perde così la verginità a 15 anni. Come sempre c'è un'abbondanza disgustosa di dettagli morbosi perché il lettore deve essere sempre costretto a immaginare lo scenario peggiore possibile, come se già l'evento in sé non fosse abbastanza doloroso.
Come se non bastasse, viene introdotto nella storia un bambino, Fergus, che diventa il tuttofare di Jamie e che ovviamente viene stuprato da Black Jack Randall perché quest'ultimo non poteva essere "solo" un sadico omosessuale, doveva essere anche pedofilo rispettando, così, il pregiudizio omofobo per eccellenza.
Ah sì, Randall è ancora tra noi (la sua apparizione è l'unico bel colpo di scena del romanzo), ma Jamie gli infilza i gioielli di famiglia. Come in tutte le soap che si rispettino, mi aspetto che ricompaia ancora in futuro, miracolato: dovrà pur riuscire a violentare Claire, prima o poi... o qualche altro parente/amico/protetto di Jamie.
È impossibile non notare la differenza di attenzione dedicata allo stupro a seconda del personaggio che lo subisce. Se si tratta di un personaggio principale, l'atto viene riportato come una tragedia apocalittica con ripercussioni per interi capitoli; se la vittima è un personaggio secondario la cosa viene presa con molta filosofia, per non dire con superficialità. Per me è disturbante.

Visto che le scene morbose erano poche, D. Gabaldon pensa bene di ficcare nella storia, come i cavoli a merenda, una descrizione dettagliata della gioiosa pratica che consiste nello squartare un uomo. E quando scrivo dettagliata, intendo davvero MOLTO dettagliata. Non ha nessuna utilità ai fini della storia, è un riempitivo (nemmeno stessimo leggendo un libro di 150 pagine!) e come tale, si tratta di pura e semplice violenza gratuita nei confronti del lettore.

Ho avuto la sfortuna di leggere in giro qualche femminista commentare entusiasticamente questa saga perché la protagonista è una donna forte, priva di inibizioni sessuali. Ok. Parliamone. Claire gode nel fare sesso, beve un sacco e impreca, ma è totalmente sottomessa alla cultura maschilista. Non saprei spiegarmi diversamente il fatto che lei quasi implori Jamie di picchiarla per punirla di essersi concessa a Luigi XV, ma anche il fatto che lei accetti di prostituirsi per farlo uscire di prigione, per non parlare poi del fatto che provano a violentarla di continuo o della masturbazione come atto terapeutico (la stessa "terapia" che toccava alle donne considerate isteriche!). Ma le femministe si sono bevute il cervello?

Nel caso non fosse chiaro, il libro non mi è piaciuto. Non sono i temi trattati o la violenza a infastidirmi perché ho letto libri totalmente basati sull'abuso psicologico e/o fisico. La motivazione risiede nell'eccesso: eccesso di dettagli morbosi, eccesso di stupidaggini, eccesso di tragedie, eccesso di parole. Non si può riempire una storia di qualsiasi cosa ti passi per la mente, senza una selezione, un criterio. Senza gusto.